RAZZE REGISTRATE

 

 

Elenco delle Razze riconosciute come residenti ed oramai stabilite nel territorio della Valle dei Sogni

Elfi di superficie, Mezz’elfi, Umani, Fate, Nani e Driadi

 

 ELFI DI SUPERFICIE

Gli elfi sono la razza più longeva che esista nei Quattro Regni, vivono tanto da assistere a radicali cambiamenti del mondo e da veder ridotto in polvere ciò che gli uomini credono eterno. Non sono soggetti all’invecchiamento ma una volta raggiunta l’età adulta il loro aspetto non muta più o viene solo fievolmente alterato. C’è ben poca differenza tra un elfo di cent’anni e uno di quattrocento. Solo dopo aver raggiunto un’età davvero veneranda gli elfi cominciano a mostrare i segni del tempo, ma sembrano comunque più giovani di qualsiasi uomo di mezza età.

Generalmente gli elfi sono per aspetto fisico simili agli uomini; i loro lineamenti sono tuttavia  più fini e delicati, particolarmente belli ed affilati. Tutti gli elfi sono molto magri e nescondono la loro vera forza sotto un’apparente fragilità. Il colore dei capelli e degli occhi varia a seconda della sotorazza. La pelle è solitamente chiara e anche i mezzelfi sono piuttosto pallidi se messi a confronto con i loro genitori umani. Com’è ovvio, tutti gli elfi hanno orecchie a punta e udito finissimo, e probabilmente la loro grande attitudine alla musica e al canto si deve proprio a questo. Nella vita quotidiana degli elfi il ballo e la musica svolgono infatti un ruolo estremamente importante: per loro la musica esprime secoli di esperienze, piacevoli e dolorose ed è molto raro che un elfo non sappia danzare o suonare uno strumento. La lingua parlate è fluente e melodiosa, con parole armoniose e piacevoli, cadenze ed intonazioni che lo rendono gradevolissimo. Persino la lingua degli elfi oscuri è affascinante, piena com’è di suoni misteriosi ed arcani. Grazie al loro udito finissimo sono inoltre in grado di trasmettere emozioni mediante un’inflessione particolare. Questa peculiarità consente loro di fare un discorso nel discorso e di nascondere un altro messaggio sotto l’apparenza di un qualsiasi dialogo. Due elfi potrebbero quindi comunicare tra loro su un altro livello anche in presenza di persone che sanno la loro lingua.

Gli elfi hanno la vista molto acuta, inferiore a quella dei rapaci ma superiore a quella degli uomini. I loro occhi sono in grado di percepire lo spettro dell’infrarosso e ciò permette loro di vedere anche al buio; questa capacità è detta infravisione.

Gli elfi non dormono nel vero senso della parola, benché, volendo, possano farlo. Per riposare si immergono in uno stato di meditazione che chiamano reminescenza. Questo stato permette di rivivere i ricordi, sia piacevoli che dolorosi. Come gli uomini non possono controllare i loro sogni, così gli elfi non hanno il potere di scegliere le memorie che affioreranno alla mente quando si abbandoneranno al riposo della reminescenza.

Gli elfi aderiscono intimamente al mondo in cui vivono, anche a livello meteorologico; sono quindi meno sensibili degli altri agli sbalzi di temperatura. Resistono al caldo con poco sforzo e possono restare con i loro abiti leggeri anche quando la temperatura diviene molto bassa. Hanno inoltre un’innata capacità rigenerativa, tanto che le cicatrici si rimarginano più in fretta del normale e poi spariscono quasi senza lasciare traccia.

Data la loro longevità gli elfi vedono la vita in modo differente rispetto a tutti gli altri. Non si preoccupano di non vivere abbastanza intensamente, piuttosto, sono sempre alla ricerca di qualche novità che possa enusiasmarli e sollecitare la loro curiosità. Non attribuiscono grande valore ai bene materiali, preferiscono occuparsi di musica, arte e poesia perché queste opere sopravvivono nel tempo, anche più dei tesori tanto ricercati dalle altre razze. Non si sforzano di accumulare oro e gemme. Tuttavia questo non significa che gli elfi non amino i manufatti artistici.

In genere non odiano le altre razze e persino i popoli che nutrono nei loro confronti un odio divorante non suscitano in loro il medesimo coinvolgimento, per quanto irritanti possano essere, gli elfi non riescono a provare per loro altro che una netta antipatia. Solo chi ha l’abitudine di devastare i boschi per i propri scopi malvagi può farli davvero arrabbiare. Gli elfi riservano il loro sentimento più cupo, l’odio razziale, esclusivamente ai Drow. I drow hanno respinto tutto ciò che è sacro per un elfo, preferendo la malvagità, la corruzione e la morte. Hanno tradito la loro natura e abbandonato la luce del sole per seguire il male allo stato puro, Lolth.

La qualità principale degli elfi è la pazienza: hanno degli anni interi a loro disposizione per portare a termine qualsiasi compito e per loro aspettare non è un problema. Trovano che l’impazienza sia un difetto particolarmente buffo, appartenente solo alle altre razze. In caso di estrema necessità, comunque, gli elfi sono rapidi e decisi più di chiunque altro. Tendono ad essere molto intelligenti e complicati, avendo avuto così tanto tempo per affinare le proprie abilità pratiche e la propria cultura. Pur essendo fondamentalmente allegri  sono tuttavia capaci di sottili perfidie, un elfo adirato è un nemico temibile, e uno assetato di vendetta è ancora peggio. Come abbiamo detto, gli elfi hanno una pazienza pressocché infinita. Possono aspettare anni prima di vendicarsi, finché la vittima non si sia illusa di essere al sicuro.

Gli elfi non sono molto interessati alla società nel suo insieme: preferiscono concentrarsi sulle esigenze concrete dei singoli. Per loro non c’è nulla di più importante dei sentimenti e delle necessità individuali e la maggior parte delle leggi e degli ordinamenti sociali è concepita in modo da garantie la massima felicità dell’individuo.

Alcuni ritengono che gli elfi siano creature interamente emotive, guidate dall’istinto; altri li credono esseri freddi e calcolatori, che non fanno nulla se non vedono il proprio tornaconto. La verità non può ritrovarsi in nessuno dei due atteggiamenti. Gli elfi non si lasciano dominare dai sentimenti ma agiscono sempre con grande ragionevolezza, ma per loro la ragione non può che comprendere anche l’aspetto emotivo. Chi vive solo di freddi ragionamenti trascura una metà di sé, e questa è una grave perdita.

Gli elfi mangiano tutto quel che è commestibile per gli uomini, pur avendo, in genere gusti più raffinati preferendo cibi e bevande più leggeri. Non sono contrari a vino e alcolici, la bevanda che prediligono è però un nettare estratto dal polline dei fiori con miele ed un altro ingrediente segreto. Si tratta di un composto antichissimo, detto feywine. Il feywine scorre a fiumi durante le feste degli elfi e li rende allegri per interi giorni o settimane, addirittura. L’effetto del feywine si può interrompere ma solo gli elfi sanno farlo, uomini, nani ed altri, non hanno questo talento e si ubriacano molto di più, ed è  per questo motivo, di rado gli elfi gli permettono di assaggiarlo.

Fin da giovanissimi gli elfi iniziano i loro studi, apprendendo anche i primi rudimenti delle tecniche militari. Lo stile degli elfi, il canto della lama danzante, accentua la bellezza e la semplicità delle mosse anziché la pura forza distruttiva, non fa affidamento sulla potenza e l’impatto dei colpi ma sulla capacità di indurre l’avversario ad aspettarsi un attacco diverso, finendo per sbilanciarlo e ridicolizzarlo. Nonostante la sua apparente grazia ed eleganza, ha però effetti mortali. Questo stile deve il suo nome al sibilo che la lama produce quando fende l’aria e ai movimenti degli esperti, simili a una danza. I movimenti sembrano lenti ed eleganti mentre deviano la lama dell’avversario ed arretrano per portare il colpo. Gli elfi non insegnano mai questa tecnica ai membri delle altre razze, né hai mezz’elfi, senza alcuna eccezione nemmeno per quelli che si sono dimostrati amici fidati. Varie sono le ragioni che hanno portato a questa scelta, una di queste  è che tale tecnica potrebbe rivelarsi mortale se usata contro gli elfi. L’apprendimento di questa tecnica richiede molto tempo e totale dedizione e nemmeno gli elfi sono, in genere, disposti a dedicarvisi con tanta passione: ci sono molti altri modi per diventare un bravo guerriero, e tutti più rapidi di questo.

Al momento della nascita, il giovane elfo riceve un nome privato, scelto dai genitori, oltre a un nome pubblico. Il primo nome è noto solo a lui, ai genitori e al celebrante. Il venirne a conoscenza non conferisce alcun particolare potere nei confronti dell’elfo; da parte sua, però, il fatto di rivelarlo è segno di affetto e rispetto.

Quando arriva intorno ai 600 anni, l’elfo sente il bisogno irresistibile di compiere il suo ultimo viaggio, non può opporvisi, così come un uomo non può opporsi alla morte. L’elfo comincia così il suo ultimo viaggio verso l’Arvanaith, un grande paradiso naturale nascosco  a chiunque non sia un elfo. I sapienti che sono stati in grado di compiere quel viaggio e tornare nel loro piano non riescono a parlarne: il ricordo di quella bellezza è troppo intenso perché le loro menti riescano a sostenerlo.

 

Elfi Grigi:   Sono i più nobili e i più riservati nel contempo. Si considerano i protettori del bene nel mondo, ma non amano scendere dai loro monti e dalle loro valli  per difendere i popoli considerati  “minori” e lo fanno solo in caso di grave necessità. Alteri, sprezzanti e pieni di sé. Dicono quel che pensano senza problemi, purché si resti entro i limiti del decoroso. Indossano tuniche di lana bianche, gialle, d’oro e d’argento, sulle quali portano mantelli blu o viola. La grande eleganza, unita al portamento regale e alla loro bellezza li fa quasi sembrare creature soprannaturali. Quando si accingono a combattere portano lucenti corazze di piastre o di maglia di ferro, con elmi alati per proteggersi il capo. Le armi create dai loro armaioli scintillano anche sotto la luce più fioca.

Gli elfi grigi sono più alti e sottili degli altri, con capelli argentei e occhi ambrati. Ci sono, di rado, anche individui con capelli biondo platino ed occhi violetti, i così detti elfi fatati. Gli elfi grigi credono nella purezza della loro stirpe. Sono gli elfi meno tolleranti e cercano di isolarsi da tutti, concedono l’accesso alle loro roccaforti solo ai più potenti maghi degli altri popoli, che vengono ugualmente trattati con circospezione.  Gli elfi grigi mascherano con la magia l’accesso alle loro  remote città in modo che nessuno possa scoprirli, eccetto gli elfi e i loro amici. Credono più nelle doti mentali che nella forza fisica. Tra loro i maghi sono più numerosi e gli studiosi sono tra i membri più stimati della comunità. Gli elfi grigi sono spesso i proprietari delle biblioteche meglio fornite del mondo, si tratta di luoghi aperti a tutti gli elfi che intendono accrescere le proprie conoscenze. La società degli elfi grigi è tra le più rigidamente stratificate. A capo di essa c’è un re ereditario, maschio o femmina, al quale può succedere un qualsiasi membro della Casata Reale, dietro approvazione della Casata dei Nobili. Dopo queste due casate viene quella dei mercanti, di cui fanno parte le varie gilde e protettorati. Sotto c’è la Casata dei servitori e in fondo alla scala sociale si trovano gli elfi senza casta, che tra gli elfi grigi non hanno voce in capitolo.

Gli elfi grigi amano tutto ciò che è stabile, e dal momento che niente è più solido della pietra, quasi tutti i loro magnifici edifici sono fatti di questo materiale. Le città degli elfi grigi sono caratterizzate da rigide divisioni in base alle caste: le classi inferiori sono tenute separate da quelle superiori. Ogni città è suddivisa in cinque anelli concentrici, delimitati dalle mure: i residenti sono di ceto più elevato man mano che ci si avvicina al centro. Procedendo verso l’interno, gli edifici diventano sempre più belli e decorati, fino ad arrivare al centro, con i palazi dei governatori. Questa disposizione non serve solo a tener distinte le varie classi, ma anche a difendere meglio i punti vitali della città.

 

Elfi Alti: Sono gli elfi più comuni e anche i più espansivi e cordiali. Non disdegnano di viaggiare in terre straniere anzi, lo fanno molto più spesso degli altri elfi. Questa è la sottorazza più avventurosa e che ha maggiori contratti con gli altri popoli. Benché gli elfi alti possano sembrare distaccati ed arroganti, non ci vorrà molto a capire la loro vera natura. Certo non è sempre semplice fare amicizia: spesso non danno confidenza alle creature meno longeve, avendo imparato da piccoli a non fidarsi dei nani e degli uomini. Non si può quindi mai sapere quale accoglienza riserveranno agli estranei. Gli elfi amano le tinte pastello, invece dei colori cupi degli elfi grigi, e spesso portano dei mantelli verdi che si mimetizzano perfettamente col fogliame. L’arma preferita è l’arco, ma se la cavano bene anche con le spade, corte o lunghe. In battaglia indossano, sopra la scintillante cotta di maglia degli elfi, mantelli “intrisi di essenza silvestre”, grazie ai quali possono muoversi nella foresta senza far rumore, colpire fulminei e poi ritirarsi.

Per gli elfi alti è importante la stabilità, ma lo è anche il contatto con la natura, per questo preferiscono non costruire molti edifici di pietra e restare nella foresta sfruttandone i vantaggi e creando la sintesi dell’idea di casa delle altre due sottorazze. Usando come fondamenta gli alberi più grandi delle antiche foreste, costruiscono case sospese ad una certa altezza da terra. I vari piani sono collegati da corde e scale e tutto attorno alle case vi sono parapetti e terrazze per evitare che qualcuno cada inavvertitamente.

 

Elfi Silvani: Pur avendo la stessa origine degli altri elfi, gli elfi silvani sono molto più primitivi di loro. La loro vita è improntata solo alla sopravvivenza nei boschi. Sono di gusti semplici: per loro la musica migliore sono le foglie che stormiscono al vento, l’ululato dei lupi, il canto degli uccelli. Sembrano, per la loro stessa natura, più inclini alla violenza dei loro parenti più civilizzati, rispetto ai quali sono più muscolosi e di costituzione più robusta. L’abbigliamento è decisamente meno vistoso di quello che normalmente ci si aspetta da un elfo: a loro interessa solo mimetizzarsi al massimo con l’ambiente corcostante, quindi si vestono di marrone scuro e di verde, oppure, d’autunno, di marrone bruciato e color ruggine. D’inverno, infine, indossano abiti di pelle bianca che si confondono con la neve. Gli elfi silvani sono un popolo indipendente, non amano gli intrusi. Persino gli altri elfi, quando si avvicinano ad uno dei loro accampamenti, hanno una scorta di almeno due elfi silvani che li segue sempre, non vista, finché non si allontanano da quella zona. Se ci si avvicina troppo all’accampamento e si manifestano intenzioni ostili, gli elfi silvani non si fanno scrupolo ad eliminare gli intrusi. Sono molto riservati, persino più degli elfi grigi, non vogliono che gli altri espongano il loro modo di vivere allo spietato giudizio del mondo civilizzato. Per questo sono disposti a sopprimere anche quelli che non sono animati da cattive intenzioni nei loro confronti. Sentono che soltanto così potranno difendere la propria Privacy. Non sono interessati a quel che accade nel mondo, a meno che non interferisca con la loro esistenza; in tal caso, eliminando la causa del disturbo e tornando ai loro boschi appena possono. Solo gli altri elfi possono violare il loro isolamento senza rischiare la vita. Gli elfi silvani sono i meno socievoli; non sono certo espansivi come gli elfi alti e persino gli elfi grigi, per quanto arroganti, non arrivano al punto di uccidere gli intrusi.

Gli elfi silvani non costruiscono città stabili, ma vivono in accampamenti costruiti con lo scopo di imitare e difendere la natura. Piantano in cerchio le tende, basse e mimetiche, con l’apertura rivolta verso il fuoco centrale. Ogni tanto, per proteggersi meglio, fanno una sorta di argine tutto intorno. D’inverno, o quando intendono trattenersi in un luoghi per un anno e più, gli elfi silvani costruiscono casette di legno semipermanenti invece di usare le tende. Anche queste baracche, però, sono ben mimetizzate nell’ambiente circostante.

 

MEZZ'ELFI

A volte gli umani e gli elfi si sposano, l’elfo è attratto dall’energia dell’umano e l’umano dalla grazia dell’elfo. Questi matrimoni finiscono presto, considerata la lunghissima vita degli elfi a paragone di quella degli umani, ma il frutto di queste unioni è  una forte progenie di mezz’elfi.

La vita di un mezz’elfo può essere dura. Se allevato dagli elfi, il mezz’elfo cresce con una sorprendente velocità, raggiungendo la completa maturità entro i vent’anni. Il mezz’elfo diventa adulto prima di imparare il linguaggio o la complicata cultura elfica. Si lascia alle spalle gli amici d’infanzia, diventando un adulto dal punto di vista fisico, ma rimanendo culturalmente infantile per gli standard elfici. Di solito lascia la dimora che non gli è più famigliare e trova la sua strada tra gli umani. Se, invece, è allevato dagli umani, il mezz’elfo sentirà di essere differente dagli altri: più distaccato, più sensibile,  meno ambizioso e più lento nel suo processo di maturazione. Qualche mezz’elfo prova ad integrarsi con gli umani, mentre altri trovano la loro identità nell’essere differenti. La maggior parte trova asilo nelle terre degli umani, ma alcuni si sentono alieni tutta la vita.

  Personalità: la maggior parte dei mezz’elfi ha la curiosità, la creatività e l’ambizione della parte umana che si mischia con l’acutezza dei sensi, l’amore per la natura ed il gusto raffinato del genitore elfo.

  Descrizione fisica: i mezz’elfi appaiono elfi agli umani e viceversa (in verità gli elfi li chiamano mezzi umani). I mezz’elfi hanno un’altezza che varia da meno di 5 piedi a quasi 6 ed il loro peso è compreso tra le 90 e le 180 libbre. I maschi sono più alti e pesanti delle femmine, ma la differenza è meno pronunciata rispetto alla razza umana. Sono più pallidi, eterei e la loro pelle risulta più morbida di quella dei genitori umani, ma il loro vero incarnato, il colore dei capelli ed altri dettagli fisici variano proprio come quelli degli umani. Gli occhi dei mezz’elfi sono verdi, esattamente  come quelli dei loro genitori elfici. Un mezz’elfo arriva alla maturità a 20 anni e può vivere anche più di 180 anni.

La maggior parte dei mezz’elfi nasce da unioni tra umani ed elfi, ma alcuni sono figli a loro volta di mezz’elfi. Alcune di queste generazioni successive assumono la colorazione umana degli occhi, ma un gran numero mantiene il colore verde elfico.

  Relazioni: I mezz’elfi si relazionano bene sia con gli umani che con gli elfi, vanno anche molto d’accordo con i nani, gli gnomi e gli halfling. Possiedono la grazia elfica senza la freddezza di quella razza, l’energia umana senza la sua rozzezza. Possono essere eccellenti ambasciatori e mediatori (tranne che nelle relazioni tra umani ed elfi dove ognuna delle parti sospetta che possano esserci  favoritismi verso l’una o l’altra razza). Nelle terre degli umani dove gli elfi sono isolati o non hanno relazioni di amicizia, i mezz’elfi sono comunque visti con sospetto. 

Alcuni mezz’elfi mostrano una repulsione marcata nei confronti dei mezzi orchi. Forse le similarità tra loro e i mezzi orchi (ambedue le razze hanno discendenze umane) fanno sentire i mezz’elfi a disagio.

  Schieramenti: i mezz’elfi sentono il legame della loro discendenza elfica, ma, come gli umani, non tendono né al bene né al male. Come gli elfi, apprezzano la libertà personale e la creatività, dimostrando nessuna affezione verso i capi, né desiderio di essere comandati. Si irritano alle regole imposte, rifiutano le richieste oppressive e a volte danno prova di essere inaffidabili o quantomeno, imprevedibili.

  Le terre dei mezz’elfi: i mezz’elfi non possiedono territori, sono comunque benaccetti sia nelle città degli umani, sia nelle foreste degli elfi. In città più grandi i mezz’elfi a volte formano delle piccole comunità autonome.

  Religione: i mezz’elfi cresciuti tra gli elfi mantengono le divinità di questi ultimi, soprattutto Corellon Larethian, dio degli elfi.Quelli cresciuti tra gli umani seguono Ehlonna, dea dei boschi.

  Lingua: I mezz’elfi parlano la lingua appresa nell’infanzia, la lingua Comune o Elfica. Non utilizzano l’intricato linguaggio Elfico con  scioltezza, benché come fanno notare gli elfi stessi, sono sempre più abili dei non elfi.

Nomi: I mezz’elfi usano nomi sia umani che elfici. Per ironia della sorte quelli che vivono tra gli umani assumono generalmente il nome elfico in onore della loro discendenza, solamente i mezz’elfi cresciuti tra gli elfi hanno nomi umani. Destino: I mezz’elfi intraprendono di solito carriere strane e preferiscono compagnie inusuali. Condurre la vita degli avventurieri è piuttosto comune tra di loro. Come gli elfi si fanno condurre dalla passione per il vagabondaggio.

 

UMANI

 La maggior parte degli umani discende da pionieri, conquistatori, commercianti, viaggiatori, fuggiaschi e avventurieri. Risulta quindi che le terre degli umani siano un miscuglio di persone diverse dal punto di vista fisico, culturale, religioso e politico. Rozzi o raffinati, di incarnato chiaro o scuro, espansivi o riservati, primitivi o civilizzati, compassionevoli o senza pietà, gli umani hanno caratteristiche disparate.

  Personalità: gli umani sono la popolazione  più adattabile, flessibile e ambiziosa tra le razze comuni. Sono diversi per gusti, morale, costumi ed abitudini. Alcuni li accusano di non avere rispetto per la loro origine, ma è assolutamente naturale che gli umani, con la loro breve vita ed il continuo cambiamento di mentalità, abbiano una memoria collettiva più corta rispetto ai nani, agli elfi, agli gnomi ed agli halflings.

  Descrizione fisica:  gli umani hanno altezze che variano dai 5 piedi a più di 6 piedi e pesano tra le 125 libbre e le 250, con uomini anche notevolmente più alti e pesanti delle donne. Grazie alla loro tendenza alla migrazione e alla conquista, e al breve arco di vita, gli umani sono fisicamente molto più diversi tra loro rispetto alle altre razze; con un incarnato che va dal quasi nero al molto pallido, i capelli possono variare da scuri a biondi (ricci, mossi o lisci) e barbe (per gli uomini) da rade a molto fitte. Molti umani hanno una traccia di sangue non umano, e possono mostrare caratteristiche elfiche, orchiche o di altri lignaggi. Gli umani tendono ad ostentare modi ed abbigliamenti poco ortodossi,  acconciature inusuali, vestiti fantasiosi, tatuaggi, oggetti di metallo inseriti nelle pelle e così via. La loro vita è breve, raggiungono la maturità verso i 15 anni e raramente raggiungono il secolo di vita.

  Relazioni: proprio perché tendono a  mischiarsi con altre razze, gli umani sono considerati dagli altri popoli in modo amichevole. Sono buoni ambasciatori, diplomatici, magistrati, mercanti e funzionari di ogni tipo.

  Schieramenti: gli umani non tendono a particolari schieramenti, ma neanche alla neutralità. In mezzo a loro si trovano i buoni ed i cattivi.

  Le terre degli umani: le terre degli umani sono generalmente sempre in trasformazione, nuove idee, innovazioni e nuovi capi che costantemente ne assumono il comando. I membri di razze longeve trovano interessante la cultura umana, ma anche snervante o persino incomprensibile.

  Siccome gli umani conducono vite così brevi, i loro capi sono piuttosto giovani se si paragonano ai capi militari, religiosi o politici delle altre razze. Anche dove gli umani sono tradizionalisti e conservatori, le istituzioni cambiano di generazione in generazione, adattandosi ed evolvendosi più velocemente delle comunità di elfi, nani, gnomi e halfling . Sia in gruppo che da soli, gli umani sono opportunisti ed adattabili, seguono con facilità  i cambiamenti politici.

Le terre degli umani generalmente includono un numero relativamente consistente di non umani (se si paragona, per esempio,  al numero di non nani che vivono nei territori governati dai piccoli uomini)

Religione: diversamente dai  membri delle altre razze comuni, gli umani non hanno una divinità principale. Pelor, il dio del Sole, è il dio più venerato nella comunità, ma non ha il posto centrale che i nani dedicano a Moradin o che gli elfi assegnano a Corellon Larethian . Alcuni umani aderiscono con passione e zelo alla religione, mentre altri dimostrano la più bieca immoralità.

  Lingua: gli umani parlano la Lingua Comune. Abitualmente apprendono anche altre lingue, incluse quelle più oscure e propendono per usare nel loro linguaggio termini stranieri presi a prestito da altri idiomi: maledizioni orchiche, termini culinari halfling, espressioni musicali eliche, frasi militari naniche e così via.

  Nomi. I nomi degli umani variano sensibilmente. Senza una divinità unificatrice  che dia loro un senso di appartenenza e con un ciclo vitale così veloce, essi cambiano spesso il loro status sociale. La cultura umana, comunque, è molto diversa dalle altre culture e nessuno dei nomi umani è veramente tipico. Qualche genitore umano dà ai figli nomi elfici o nanici (pronunciati in modo più o meno corretto).

  Destino: gli avventurieri umani sono i più audaci, coraggiosi e ambiziosi membri di una razza audace, coraggiosa ed ambiziosa. Un umano può guadagnarsi la gloria agli occhi dei suoi simili accumulando potere, ricchezza e fama. Gli umani, più delle altre razze, sono difensori di cause piuttosto che di territori o gruppi.  

 

FATE

Terrapieni, forti , boschi e colli antichi sono le dimore tradizionali delle Fate. La parola gaelica che indica le Fate è Sidhe (Shee), che significa popolo delle colline. Di notte le colline abitate dalle Fate si vedono spesso risplendere di miriadi di luci scintillanti. Talvolta la collina si solleva su pilastri, rivelando le luci vivide delle Fate che lentamente si allontanano in processione verso un'altra collina. Il periodo di Lammas, e specialmente il 7 agosto, è l'epoca in cui tradizionalmente ciò avviene. È senza dubbio sconsigliabile agli intrusi invadere le colline delle Fate (o altri luoghi in cui vivono), ma niente vieta un'osservazione discreta: un osservatore benevolo può essere ricompensato. Se le Fate sono riluttanti a uscire dalla loro collina, si può scoprire l'entrata camminando nove volte intorno alla collina con la luna piena. La via d'ingresso verrà allora rilevata.

Fate dell’Aria

Tutte le Fate che che caratterizzano questo elemeto posseggono le ali, il loro compito è il più svariato dal produrre la più dolce brezza al più violento uragano. 

Spesso loro prendono le senbianze degli uccelli, o delle farafalle. Le Fate dell'aria sono le più evolute tutte le altre, perché in esse si possono trovare i quattro elementi: Le ali, simbolo dell'aria; le gambe della terra; lo scintillio  del fuoco ed infine la fluttualità simbolo dell'acqua .  L'aria è una forza creativa  e quindi caratterizza queste fate rendendole intellettualmente versatili. Sono molto attratte dalle persone creative e molte volte regalano a loro l'ispirazione 

Alcune sottorazze: Slyphs, Comeles          

Sylphs, anche conosciute come  elementari spiriti dell'aria, chiamate anche Spose del Vento,  creature  bellissime,   molto simili alle ninfe, loro parenti che vivono nelle acque.Sono descritte nelle leggende come entità fatate che avevano la capacità di tramutarsì in un baleno da esilì e leggiadre fanciulle, dolcemente adagiate su una costa rocciosa con i loro morbidi vestiti rossi o verdi, che cantavano soavemente una dolce melodia, in terribili megere dalla bocca sdentata, con i capelli arruffati e gli abiti a brandelli, quando decidevano di sca-tenarsi e di scendere turbinosamente verso valle urlando come forsennate.E' molto difficile trovarle nella loro forma umana mentre si trovano spesso nelle sembianze di uccelli.Parlano molte lingue degli uccelli, e ogni tanto insegnano agli umani a comunicare con gli uccelli a loro residenza tipica è sulla cima delle montagne. Nessuno poteva tenere loro testa quando si arrabiavano, spazzavano i pascoli con il frastuono dell'uragano. Almeno quattro volte all'anno, all'inizio delle quattro stagioni, le Spose del Vento si scatenavano in sfrenate corse, facendo roteare 1'aria in pericolosi mulinelli, facendo scatenare uragani e piovaschi tremendi e acchiappando per i capelli chiunque non fosse lesto a togliersi di torno. Si divertivano anche a far correre sfrenatamente le mandrie su e giù per i monti, e pare che le portassero assai lontano, visto che la mattina successiva gli alpigiani trovavano le bestie, sudate e stanche, con spighe di riso, raccolte chissà dove, tra le criniere o sugli zoccoli.     

Comeles,Responsabile del fenomeno della nebbia e della foschia......"In autunno, con il primo freddo umido e nebbioso che si spande dal folto dei boschi verso i prati e poi ancora più su verso gli alpeggi, le Comeles escono dalle loro grotte, risalendo verso il campo ghiacciato , celebrando così la "Voya del Destin" (la sera del destino)...... "Le Comeles erano misteriose creature fatate del cui aspetto si conosce poco o nulla, in quanto si mantenevano sempre in stato di invisibilità, o si mimetizzavano con le nubi di nebbia che in autunno risalivano le cime dei monti. Di loro si sa solo che, una volta all'anno, nella Voya del Destin appunto, giocassero con il destino e con la ragione degli uomini. Pare che gli alpigiani, un tempo, fossero abilissimi nel distinguere una sera normale da una Voya del Destin e che , in quest'ultimo caso, riparassero per tempo nelle loro case prima ancora che venisse sera. I forestieri, o coloro che non si fossero accorti, per una qualche ragione, dell'avvento della Voya, si sarebbero sentiti improvvisamente avvolgere da un gelido venticello e gli amici, la mattina successiva, li avrebbero trovati a vagare completamente privi di senno. Pare infatti che bastasse una piccola danza delle Comeles intorno ad un essere umano perché questi smarrisse

 

Fate della Terra

  Le fate della Terra sono spiritualmente la forza e la natura. Risiedono tra le rocce, in caverne o nella profondita del terreno. Le fate del terreno, lavorano per mantenere la struttura fisica del terreno. La loro stretta correlazione al terreno e ai suoi metalli fa si che questi esseri fatati regalino oro o altri metalli preziosi agli umani.

Alcune sottorazze:

Pixies Creature dei boschi allegra e giocosa. Avevano l'aspetto molto simile a l'uomo ma con teste molto grosse e non erano piu' alte di 10 cm Erano una delle entità del mondo fatato più amata e rispettata, in quanto si diceva portassero abbondanza, prosperità ed allegria e che bastasse la loro presenza per allontanare magicamente ogni mala sorte. essun contadino della zona dimenticava, al momento della vendemmia, di lasciare qualche grappolo tra i più belli per le Pixies; lo stesso valeva per la raccolta delle mele o delle castagne. Quando poi 1'inverno si affacciava alle porte, era d'uso che le massaie lasciassero fuori dalle case forme di formaggio o farina o pagnotte di pane. Gli alpigiani, dal canto loro, provvedevano a lasciare sull'uscio delle stalle un poco d'erba, una ciotola d'acqua e del fieno prima di tornare a valle. Quale ringraziamento, le Pixies avrebbe provveduto a far sì che anche il raccolto dell'anno successivo fosse abbondante.

Lusuri Le piccole luci colorate, a volte simili a lucciole e a volte "grandi come mastelli", erano chiamate Lusuri, e si racconta fossero delle trasformazioni delle entità fatate. Si credeva infatti che gli abitanti dei mondi sottili sapessero trasformarsi in luci e che, in tali sembianze, andassero a visitare quegli umani che, per qualche motivo, erano ritenuti interessanti. A volte erano le persone buffe o maldestre che, proprio grazie a queste qualità, divertivano a tal punto i Lusuri che li si poteva vedere muoversi all'impazzata come se fossero scossi da risa irrefrenabili; altre volte erano le persone particolarmente sensibili, e per questo più vicine al loro mondo, che venivano visitate dai Lusuri e che ricevevano, da queste visite, fortuna e gioia.Ancora oggi può accadere che gli Esseri Fatati si manifestino in forma di piccole o grandi luci, a volte bianche ed a volte colorate nei modi più diversi, nel mondo degli uomini.

 

Fate dell’acqua

 L'acqua, elemento di rigenerazione e purificazione, è alla base di moltissimi miti che la vedono quale protagonista dell'origine della vita.Per le popolazioni nordiche, ad esempio, l'acqua contenuta nel ghiaccio primordiale si sciolse grazie al vento caldo del sud, gocciolò e diede origine al primo essere vivente, il gigante Ymir. Nei miti babilonesi, all'inizio di tutto esisteva solo la distesa delle acque primordiali; da questa distesa si separarono due principi, l'uno rappresentante le acque dolci su cui poggiava la terra, laltro le acque salate, e quindi il mare, da cui uscirono tutte le creature.In molte altre tradizioni l'acqua rappresenta il caos primordiale da cui emergono le terre e da cui ha origine la vita. La stessa Afrodite, dea dell'amore e della bellezza fascinatrice, era nata dalla schiuma del mare (dal greco afros=schiuma bianca) e le sue sacerdotesse, ogni primavera, si bagnavano nel mare e ne riemergevano vergini a sottolineare il potere rigenerante e purificante dell'acqua. I Druidi Celti, per allontanare i malefici, usavano l'acqua lustrale ottenuta spegnendovi dentro un tizzone tratto".. dall'altare dei sacrifici. L'acqua poteva anche guarire, e spesso era a lei e alle entità che la rappresentavano che le popolazioni antiche si rivolgevano per ottenere la grazia della guarigione e, nonostante la nuova religione abbia più volte combattuto i culti dell'acqua, la devozione popolare ha sempre continuato ad attribuire un valore sacro a tale elemento.

 Ninfee Forse le più famose , la cui origine, quali divinità della acque chiare, delle  sorgenti e delle fontane, è antichissima. Nei miti generavano ed allevavano gli eroi, suscitavano venerazione e paura ed erano visibili agli umani soprattutto nelle ore del mezzogiorno, tanto che era espressamente raccomandato di

non avvicinarsi alle i durante quelle ore, per non essere preda del fascino delle Ninfe. Si presentano come giovani fanciulle, diafane e leggere, nude o coperte da una leggera peluria, con fiori e ghirlande sui capelli; amavano filare e tessere sulle sponde fiumi, ma anche danzare, cantare, bagnarsi e nuotare nei limpidi laghetti alpini e nei torrenti. Come nei i miti anche le leggende parlano con timore dell'entusiasmo per le ninfe, dato che la loro vista procurava gioia, eccitazione. Le Ninfe emergono dall'acqua solo quando nessuno puo' vederle Quando decidevano di attirare a sé qualche umano piacente, era quasi impossibile sottrarsi a quell'invito; cantando soavissimamente trascinavano nell'acqua chiunque vi ponesse piede. Se i catturati erano giovani e belli, non venivano uccisi, ma condotti in meravigliosi castelli di corallo e madreperla dove la vita era tanto felice ed armoniosa da indurre gli uomini a non desiderare più di tornare a vivere sulla terra, tra i comuni mortali. Se però succedeva, per una qualsiasi ragione, che i giovani ritorrnassero nel mondo, non di rado morivano assai presto perché, si diceva, chi avesse avuto la fortuna di guardare gli occhi una Ninfa non avrebbe potuto più vivere lontano da quello sguardo. A volte le Ninfe assumevano forma umana e si divertivano ad andare al mercato e, essendo perfette ballerine, a danzare a gli uomini; in tal caso il loro aspetto era di belle donne, alte poco più di un metro, del tutto umane salvo che per lorlo bagnato del vestito o del grembiule. Altra occupazione preferita dalle entità femminili dell'acqua era quella di sedersi sui sassi dell'argine per pettinarsi i lunghissimi capelli biondi.

 Ondine, Le Ondine, entità dell'acqua assai simili alle Ninfe, vivevano nei piccoli e sperduti laghetti di montagna. Ran era la grande Dea-mare degli scandinavi e regina dì coloro che annegavano. Essa era fortissima e riusciva a fermare, con una sola mano, una nave in navigazione mentre, con L'altra, prendeva nella sua rete magica i marinai per portarli a vivere. nel suo meraviglioso mondo sotto le onde. Ran, unendosi ad Egir, divinità maschile del mare, ebbe nove figlie gigantesse, le onde, che, come la madre, potevano apparire agli umani sotto forma di sirene. E' da questo mito che pare abbiano avuto origine le Ondine che giunsero a popolare anche le acque dei nostri monti. Le leggende le facevano dimorare presso i fiumi, i laghi e le cascate dove assumevano spesso l'aspetto di bianca spuma o di piccola corrente. Alla luce del primo mattino o a quella del crepuscolo le Ondine diventavano visibili ed era possibile scorgerle mentre danzavano leggere sull'acqua o, sedute sull'erba dei prati, mentre intonavano canti, vestite di leggeri abiti colorati dei toni più chiari e sfumati. Una leggenda narra che nel delle Ondine molto timide che uscivano dall'acqua solo quando erano ben certe che nessuno potesse vederle. Un giorno, dopo un temporale, sul lago apparve 1'arcobaleno ed una delle Ondine se ne innamorò tanto da convincerlo a raggiungerla nelle acque del lago. Quando 1'arcobaleno si immerse, l'Ondina lo abbracciò e lì pare sia rimasto per sempre sciogliendo e diffondendo nell'acqua i suoi meravigliosi colori.

Le silfidi si dice fossero, fate dell'acqua che conoscevano il futuro, il passato, ma non il presente, gli uomini spesso ricorrevano ai loro consigli e alle loro predizioni. Indugiavano spesso, celate in cespugli di rose bianche, avvolte in vesti d'argento, a cantare dolcissime nenie. Se venivano sorprese, sparivano all'improvviso e con 1oro spariva anche il cespuglio di rose bianche che le nascondeva. Si racconta che non fosse difficile vederle nuotare a fior d'acqua o passeggiare sull'erba dei prati, soprattutto nelle giornate di pioggia. Si nutrivano di rugiada e miele e traevano forza dalla luce dell'aurora. Come le Ondine e le Ninfe, anche queste creature potevano trascinare nell'acqua e far annegare i viandanti scortesi.

 Pelne, altre creature dell'acqua delle quali si narra che un incantesimo le avesse trasformate in verdi colombe. Esse volavano vicino a terra e non si allontanavano mai dai rivi da cui provenivano; se inseguite si affrettavano a raggiungere le prime rocce e, lì giunte, assumevano il loro aspetto di giovani e bellissime donne dallo sguardo luminoso ed affascinante; in questa forma, volentieri rivolgevano la parola agli uomini, dispensando consigli. Si diceva anche che le Pelne avessero una voce dolce e melodiosa e che il loro compito fosse quello di ritrovare il proprio canto fatale, perché tale conoscenza avrebbe permesso loro, finalmente, di non essere più né donne né colombe, ma quelle entità

 

I NANI

  Quella dei nani è una razza longeva, (vivono intorno ai 350 anni), quindi i nani hanno le idee più chiare a proposito delle origini loro e dell’Universo. Questo si ripercuote sul loro modo di considerare se stessi, il mondo e le altre razze. I miti riguardanti la creazione sono molteplici.

Per la maggior parte dei nani il mondo è fatto di tetri sotterranei; i luoghi alla luce del sole sono strani e remoti. La maggior parte è convinta che il mondo è diviso in tante zone, ciascuna fatta per un popolo differente: ai nani le viscere della terra, agli elfi le foreste, agli halfling i prati. Ognuno al suo posto, insomma.

I nani, introversi di carattere, fanno fatica ad esprimere le proprie emozioni. Sono capaci di nutrire grandi rancori e risentimenti, ma di solito li rivolgono all’esterno della loro fortezza. Di rado i nani si insultano o si molestano a vicenda, mentre le altre razze li infastidiscono parecchio. Se non si riconosce loro il rispetto cui pensano di avere diritto, si fanno domande sulla loro ricchezza o si scherza su di loro, si può star certi che si arrabbieranno, anche se mostreranno l’ira solo con un’occhiataccia o aggrottando le sopracciglia. Preferiscono non dar sfogo alla propria rabbia e lasciarla fermentare e crescere finché non riescono più a trattenersi, alimentando così gli stereotipi secondo cui sono musoni, taciturni, testardi e ostinati.

I nani obbediscono di buon grado alle istituzioni, purché legittime. La leggi portano ordine, organizzazione e stabilità e la società riflette la struttura del mondo, dove ogni cosa ha il suo posto. La legge c’è per essere rispettata, non trasgredita. Pur conoscendo l’importanza delle leggi, i nani sono abbastanza individualisti. Hanno opinioni personali che non comunicano volentieri agli altri, e per questo sono visti come dei taciturni.

I vestiti dei nani tendono ad essere scuri, pesanti e pratici. Sono fatti di grossa lana o di ife di funghi intrecciate e servono a tener caldo nei luoghi non riscaldati della fortezza. Per chi non è abituato a distinguerli, sembrano tutti di una stessa tonalità grigia o marrone. Nella lingua dei nani ci sono più di 500 sinonimi per definire la pietra e ce ne sono quasi altrettanti per le diverse sfumature di colore della roccia. Una particolare tonalità di grigio o di marrone può rivelare molte cose a proposito del clan e della condizione sociale del nano; basta intendersene un po’.

 

NANI DI COLLINA

Vivono in zone collinari; hanno fortezze principalmente sotterranee, con avamposti in superficie. Un tipico nano di collina è tozzo e muscoloso, con la pelle di colore ambrato o marrone chiaro, le guance rubizze e gli occhi vivaci. I capelli possono essere neri, grigi o castani. Veste preferibilmente di scuro, nelle varie tonalità del marrone, e porta pochi gioielli. Questi sono i nani più comuni, essendosi adattati bene sia alla vita sotterranea che di superficie.

 

NANI DI MONTAGNA

Vivono sotto le montagne, in fortezze isolate. Solitamente hanno pochi rapporti con le altre razze ed amano difendere la propria privacy, tenendo alla larga qualsiasi visitatore. Un tipico nano di montagna ha capelli un po’ più chiari del nano di collina, e la pelle di una tonalità più rossastra. I nani di montagna si vantano di essere i primi della loro razza: tutti gli altri discendono da loro. Diffidano dei nani di collina, che hanno rapporti con elfi, uomini ed altre razze, sono molto legati al clan e ne se stanno per proprio conto.

 

I CLAN

I clan sono gruppi familiari imparentati tra loro: tutti i componenti risalgono a un comune antenato, che può essere il fondatore della fortezza o solo un membro della generazione precedente. Ogni clan si specializza in una data tecnica o professione, come la lavorazione del ferro, l’estrazione o la fabbricazione di armi. Di solito i vari clan stanno vicini, così da poter commerciare tra loro, accomunati da complesse relazioni di interdipendenza. I nani amano plasmare la materia grezza e lavorare la pietra e il metallo. Il clan politico si occupa solitamente del governo della fortezza e comprende la famiglia del re o del capo dello stato, più altri nani nobili. Questi nani hanno seguito un lungo apprendistato e sono degli esperti; come tutti i nani, credono di avere sempre ragione e tendono ad essere litigiosi con gli estranei, anche quando si tratta di famiglie di altre fortezze. Nelle fortezze maggiori, ogni clan pratica la propria professione; in quelle minori può capitare che lo stesso clan abbia occupazioni diverse. I sacerdoti vengono scelti tra tutti i clan della fortezza e sono gli unici non strettamente legati al loro clan. Quando il sacerdozio ha a che fare con arti e mestieri è riservato ad un clan specifico e vietato a tutti gli altri.

I clan sono regolati dalle corporazioni, che legiferano in materia di commercio, specificando pesi e misure, qualità e prezzi delle varie merci. I clan di altre fortezze avranno regole diverse, imposte dalle loro corporazioni. Anche se le corporazioni governano gli affari, non possono avere il controllo politico del clan. Questo spetta agli anziani, che si occupano di combinare matrimoni, degli alloggi e dei rapporti con gli altri clan. Quando un nano decide di intraprendere una professione diversa da quella del suo clan, ne forma uno nuovo. Gli basta fare apprendistato presso un altro clan, con la clausola che in seguito entrerà a far parte di quel clan tramite matrimonio oppure andrà ad esercitare altrove. In entrambi i casi abbandonerà il clan d’origine, giurando di non rivelare mai ad altri  i segreti della sua corporazione. Se al termine dell’apprendistato non sposa un membro del nuovo clan, deve andarsene in un’altra fortezza o fondarne una propria.

   

FAMIGLIA E FASI DELLA VITA

  La famiglia del nano viene chiamata focolare, che significa “il luogo in cui i figli nascono e sono allevati”. Il focolare è la cellula sulla quale si basa l’intera società manesca; può contare dalle sue alle cento e più famiglie, a seconda dei casi. Il focolare comprende i nonni, i figli, i nipoti e gli eventuali pronipoti; queste persone coabitano e sono molto legate tra loro. A differenza di quel che succede tra gli uomini o gli elfi, ciascun focolare non è staccato dagli altri, ma fa parte di un clan più vasto. Fino all’età di dieci anni il nano viene allevato all’interno del suo focolare. In questi anni formativi impara a parlare ed apprendere le tradizioni e la storia del suo clan e della sua fortezza. Qui imparano gli elementi basilari dell’arte de loro clan. A 10 anni comincia l’educazione vera e propria: i piccoli studiano le rune e la storia locale per otto ore al giorno. L’addestramento parte con la continua instillazione delle tecniche di base e si protrae fino al venticinquesimo anno d’età.

Il venticinquesimo compleanno rappresenta il raggiungimento della maggiore età e si festeggia con grandi celebrazioni. Tutto il clan si riunisce per presenziare all’avvenimento e prender parte ai divertimenti. La festa culmina con la consegna, da parte dei genitori, del giovane al maestro della corporazione del clan e l’inizio dell’apprendistato. Divenuto apprendista, il ragazzo lascia il focolare e va a vivere in collegio, o in casa del precettore qual’ora scelga un insegnamento indipendente. L’apprendistato dura venticinque anni; al termine si fa una festa per celebrare la raggiunta maturità del nano e l’accettazione da parte sua delle responsabilità che questo comporta.

Ciascuno sa di dover fedeltà in primo luogo alla famiglia, poi al clan, quindi alla Corporazione, alla fortezza ed infine alle altre fortezze con le quali il suo clan è alleato. I nani sono un popolo fiero e leale che rispetta gli impegni. L’insulto ad un nano è considerato un oltraggio per tutta la razza.

 

NANOCENTRISMO

  Molto nani scelgono di vivere sottoterra ed è difficile che vengano a stare in superficie, a meno che non vi siano costretti dagli eventi. Millenni di vita sotterranea hanno modificato profondamente la concezione del mondo che hanno i nani. Ormai si credono la razza dominante, la forza preponderante per civiltà e cultura. Stando sotto terra a i nani non importa chi comandi là fuori, purché li lasci in paca. Questa concezione nanocentrica è molto ben radicata in tutti i nani, dovunque si trovino, anche tra razze diverse. In questi casi i nani arriveranno ad ammettere malvolentieri che gli uomini o gli elfi hanno raggiunto un certo livello di civiltà e potenza, ma pur sempre inferiore a quello cui sono arrivati i nani. La vita sotterranea ha avuto un influsso duraturo sulla personalità dei nani, che hanno sviluppato un istintivo amore per la terra e le rocce come simboli di stabilità e permanenza. La pietra può essere scavata e scolpita, arcuata e puntellata, ma rimane sempre solida e affidabile. Il mare, invece, rappresenta la mutevolezza, l’instabilità e la propensione ad improvvise tempeste; simboleggia il predominio delle forze del caos nel mondo di superficie ed è l’antitesi delle rassicuranti caverne che, come un grembo materno, accolgono i nani.

 I nani danno importanza all’ordine e alla legge: la società dev’essere solida e resistente come la roccia. Se paragonato alla robustezza del metallo e  della pietra, tutto sembra transitorio. Quel che è fatto bene è fatto per durare.

 

  L’ARTIGIANATO

I nani sono esperti artigiani perché hanno eseguito un tirocinio lungo e difficile: di solito l’apprendistato inizia a 25 anni e prosegue per altri 25. Per loro è una cosa naturale: “Un lavoro che merita di essere eseguito, merita di essere eseguito bene”. Questo atteggiamento è ben radicato ed è il motivo per cui i nani amano creare oggetti bellissimi, dedicandogli così tanto tempo. Cercano di produrre qualcosa che duri in eterno e non riescono a capire come mai per tante razze il lavoro sia solo una necessità e non invece l’occasione per dar vita a realizzazioni artistiche destinate ad essere apprezzate e godute.

Essi sono attratti dalla bellezza dell’oggetto in sé, non dal suo valore commerciale; apprezzano la finezza della lavorazione, ma sanno che l’artigianato si limita a valorizzare il prodotto della natura. L’oro è importantissimo, non solo per quel che vale, ma per la sua naturale bellezza e flessibilità.

I nani sanno bene quanto l’oro sia raro e quanto valga e non lo vendono mai ad un prezzo inferiore alla quotazione corrente; questo ha fatto sì che le altre razze li tacciassero di avidità e grettezza. La passione dei nani per l’oro è notoria, come lo è quella per le gemme. I nani amano possedere questi tesori della terra, levigarli e tagliarli in forme perfette che catturino e riflettano la luce. Ogni pietra è un luminoso esempio delle meraviglie di cui la terra è capace e ricorda a quelli che hanno lasciato le loro case sottoterra che la vera bellezza è nascosta in profondità. Ai nani non piacciono le perle, che non considerano gemme ma prodotti animali e marini, privi di interesse e non trasparenti come le pietre preziose. Pur apprezzando soprattutto oro e gemme, i nani gradiscono anche gli altri metalli preziosi. Il platino ha molte virtù dell’oro e dell’argento, ed è ancora più raro. L’argento si lavora facilmente e mantiene la forma meglio dell’oro, benché non abbia una colorazione altrettanto bella, ha un suo fascino. Anche il rame e gli altri metalli sono ben accetti; pur essendo più comuni dell’oro, acquistano valore per la loro relativa scarsità. Una miniera di ferro è per i nani di valore incalcolabile: con il ferro fanno armi, armature, attrezzi e fornaci. I filoni di ferro sono come le ossa della terra, lasciate in custodia ai nani perché le usino per i loro fini.

Se potessero scegliere i nani lavorerebbero esclusivamente con oro e gemme, ma, essendo gente pratica, sanno bene che il ferro e l’acciaio sono infinitamente più utili e resistenti, quindi trattano spesso anche questi materiali. I loro artigiani producono le armi, le armature e gli attrezzi migliori del mondo.

 

LA RICCHEZZA

  Anche il concetto che i nani hanno di ricchezza è del tutto particolare. Vantarsi delle proprietà accumulate è maleducazione: questo è un comportamento offensivo. Le ricchezze, e particolarmente le gemme ed i metalli preziosi, si tengono solo per piacere personale; vanno conservate con cura e mostrate soltanto ai familiari e agli amici intimi. Presso i nani, far vedere a qualcuno i propri tesori è un gesto di stima e amicizia nei suoi confronti perché così facendo non solo si condivide con quella persona il piacere del possesso, ma le si dimostra fiducia, come a dire: “Sei mio amico e so che non mi deruberesti”. Le altre creature, gli elfi in particolare, trovano questo atteggiamento alquanto strano: uomini ed elfi amano esibire la loro ricchezza, consentendo agli altri di ammirarla, mentre un nano non lo farebbe mai.

 

 

RAPPORTI CON LE ALTRE RAZZE

  Non hanno molta pazienza con gli uomini, che sbagliano tutto: o perdono tempo in futili ricerche o sono tanto determinato nel raggiungere i propri scopi da essere disposti, e quasi inclini, alla prepotenza e alla violenza. Gli uomini non sanno seguire il ritmo giusto: non fanno a tempo ad ottenere una cosa che già i loro figli sono pronti a modificarla, sostituirla o, peggio ancora, a disinteressarsene del tutto. Gli elfi sono un po’ meglio, ma non hanno mai appreso le semplici virtù della pazienza, della disciplina e della costanza: sono famosi  per sprecare la loro vita dedicandosi ai divertimenti anziché alla produzione di beni durevoli. La differenza tra i nani e gli elfi hanno portato a parecchie discordie: di solito i nani pensano che un accordo sia valido in eterno e gli elfi invece credono che debba durare solo finché è vantaggioso per i contraenti. I nani si trovano meglio con i loro compagni sotterranei, gli gnomi, benché la propensione di questi ultimi all’umorismo nero ed ai giochetti di prestigio abbia causato degli attriti.

I nani non scendono a compromessi quando hanno a che fare con le razze malvagie, specie se vedono minacciato il proprio spazio vitale o il proprio benessere. Detestano gli elfi scuri, gli archetti, i gobelin, gli hobgoblin e i giganti cattivi e vorrebbero cancellarli dalla faccia della terra.

 

HUMOR

  Secondo le altre razze i nani sono dei musoni privi di senso dell’umorismo. In effetti è vero: non raccontano mai barzellette e non gradiscono i giochi di prestigio. La loro società si basa sulla legge, l’ordine e il rispetto dei compagni, di cui non si deve mai approfittare per ridicolizzarli. Ai anni piace lavorare e si divertono così: questo piacere è talmente elevato da svilire qualsiasi tentativo di fare dell’umorismo.

Questo non significa che i nani manchino di senso dell’umorismo: hanno un tremendo sarcasmo che riservano ai nemici della loro razza, ma certo il loro umorismo è molto diverso da quello degli uomini, per fare un esempio.  Il problema è che le barzellette dei nani tendono a seguire un modulo narrativo fisso, sono lunghissime e contengono infinite genealogia ed elenchi di cose interessanti per un nano, quindi è difficile che le altre razze apprezzino.

 

CANTO

  Ai nani piace cantare. Spesso le sale delle riunioni vengono costruite in modo da offrire la migliore acustica possibile. Il canto viene considerato un’attività di gruppo: nelle occasioni importanti grandi cori eseguono canzoni studiate apposta per mettere in risalto le doti canore dei nani. I brani tendono ad essere lunghi e molto ben composti; quasi tutti si spazientiscono quando sentono le barzellette dei nani, ma persino gli elfi se ne sono rimasti seduti per ore ad ascoltare incantati le loro opere. I nani amano anche suonare vari strumenti, specialmente flauti, corni, cornamuse, tamburi e percussioni. Non gradiscono gli strumenti a corda, perché le loro dita corte e tozze mal si adattano all’arpeggio e agli accordi.

 

DIETA

La dieta è molto variata, con prevalenza della carne. I nani di collina, di montagna e di superfici allevano bovini, ovini, suini e pollame. I nani di montagna tengono anche animali più adatti alla vita sotterranea, come le lucertole e gli scarabei di razza selezionata per fini alimentari. Benché la carne sia alla base della dieta, i nani consumano anche grandi quantità di cereali. Quando è possibile, vicino alla fortezza si coltivano il grano, la segale e l’orzo, che poi vengono raccolti e sistemati in granai sotterranei. Nella cucina manesca sono presenti anche  le verdure, per aggiungere sapore e variare il menù. I nani non gradiscono cibi speziati o molto stagionati, quindi la loro cucina risulta per elfi e uomini piuttosto insipida.

 

DRIADI

Le Driadi sono spiriti del bosco belli e intelligenti. Alcune antiche leggendo vedono in loro ma materializzazione dell’anima delle querce più antiche. Nessuno può dire se sia vero, ma queste creature sono legate per tutta la loro vita ad una quercia, possono allontanarvisi liberamente, ma se qualcuno dovesse arrecarvi danno, questo si ripercuoterebbe sulla driade stessa. Ha la capacità di entrare negli alberi, tramutandoli in vere e proprie porte dimensionali, oltre che parlare con le piante. I lineamenti delle driadi, fini e delicati, ricordano quelle degli elfi femmina, con zigomi alti e occhi verde scuro, viola o ambra. Il colore della pelle e dei capelli varia con le stagioni, per meglio confondersi con l’ambiente: d’autunno assume calde tonalità rosso-oro, d’inverno è bianco come la neve. Se si incontra la Driade in questo periodo è facile scambiarla per un elfo, cosa che non è certo possibile in primavera ed estate, quando ha la pelle ambrata ed i capelli verdi come le foglie delle querce. Creature timide e non violente, sono tanto affascinanti quanto elusive, è difficile incontrarle nelle grandi città e nei boschi dei quattro regni, a meno che non vogliano farsi vedere o non le si colga di sorpresa. Sono creature timide e non violente, e pur essendo di rado armate, portano un coltello per difendersi qual’ora siano minacciate. Prerogativa delle Driadi è il grande fascino che riesce ad ammaliare quasi tutte le creature umanoidi, mentre incontra maggiori difficoltà con gli elfi.