ARCIPELAGO di EINAR

 

 

Il sole era al tramonto. Un ultima vampata scarlatta riempiva la regione e si stendeva come una corona di sangue sul picco spruzzato di lava. Gli uomini e le donne che osservavano il morire del giorno assaporarono profondamente il sapore della fine imminente. Nella notte che avvolgeva le isole c’erano molti rumori: grugniti lontani, striduli versi di rapaci, richiami di bestie le cui fattezze non si poteva nemmeno immaginare, ruggiti che echeggiavano nelle valli oscure dove prede recitavano la loro eterna commedia di morte. Era questa la loro casa, isole vergini che loro avevano plasmato secondo immagine e somiglianza. Nelle loro città di marmo nero regnava un silenzio lunare, un’immobilità quasi al di fuori del tempo proprio come loro per metà, ancora per poco, umani e per metà dei. Un attimo prima c’erano, forme indistinte contro il cielo notturno, un attimo dopo il niente. Dissolti, elevati, nel compiersi del loro desiderio arcano…..niente uomini solo dei… Attraverso le nebbie del tempo echeggia debole e lontana la loro forza. Crudeli, immondi, infiniti, mito per tutti, i Grigi…..realtà all’arcipelago di Einar…..la Terra dei loro Sogni.

Il male ha annegato per sempre il giusto in queste terre; serve anche loro del potere della corruzione, come servi sono ancora coloro che abitano su di esse. Ospiti maledetti e dannati che trascinano negli abissi dell’immonda esistenza chiunque ad essi si avvicini, come il mare che frantuma le navi, forte e terribile, come il vento che divora le vele, come gli infuocati raggi di un sole corrotto… che annebbia i sensi e corrode le membra.

Infelice sarà chi calpesterà il suolo di Einar, perché nessuna gioia può nascere dalla perfezione di un mondo contaminato.

 

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