Contea di Syrenton

CONTEA di SYRENTON

La Contea di Syrenton, terra di nessuno, era il luogo ideale per il Popolo delle Sirene che usciva da una guerra quasi estinto. Pochi esemplari riuscirono a prendere possesso del golfo protetti non solo dagli ostacoli naturali ma anche dai mostri marini e dalla magia naturale e divina della terra, del cielo e dell’aria.

Tale magia, maggiormente concentrata nel Bosco Sacro con il suo spirito Kimba della Foresta, fu trasfigurata nella pietra del Mare, il “Lia Fail”, l’amuleto che per diritto di nascita porta il depositario della saggezza arcaica del Golfo, il Custode. Anni dopo cominciarono ad arrivare i primi umani, furono questi perseguitati nelle loro terre per la fede, i propri culti e per sfuggire alle persecuzioni si inoltrarono al di là della catena montuosa di Erevos fino in riva al mare dove crearono una comunità di uomini semplici, poveri, credenti nei propri dei. Questi uomini, separati dal mondo, si abituarono a contare solo sulle proprie forze. Una cultura di stampo agreste, paragonabile a quella di un villaggio di contadini, con ritmi quotidiani scanditi dalle, attività agricole e pescatrici e la famosa produzione artigianale di ceramiche. Il Golfo della Sirena vanta una tradizione di ospitalità eccezionale in tutti i tempi, in questa terra della libertà non fu mai negato il diritto di asilo e l’aiuto ai perseguitati qualunque fossero le loro condizioni e le loro idee. Dopo l’adesione del Golfo nel regno della Valle dei Sogni, Tir Mermaid continua a vivere fedele alle antiche tradizioni e sempre più sensibile alle istanze di libertà. Il Golfo della Sirena è una regione semi selvaggia che nel passaggio dei secoli, grazie alla sua posizione lontana dalla Torre delle Ore, alla catena montuosa impervia e alla presenza dei mostri marini conservò il suo status primitivo con moltitudine di animali (unicorni, pegasi,) e piante estinti alle altre regioni della Valle dei Sogni. Con il suo clima temperato, è una specie di paradiso perduto dove le migliori famiglie valligiane hanno delle ville lussuose sparse in tutta la pianura di Ziemia. La Conta di Syrenton presenta chilometri di spiagge ininterrotte con acque turchesi e sabbia bianca, tutte scarsamente frequentate in cui la vegetazione è rimasta incontaminata. La costa di Syrenton nella vicinanza del Faro è caratterizzata da acque calme e finissima sabbia dorata, mentre dal Palazzo del Patto (Residenza Estiva di Sua Maestà Linnea Selede Isilva) fino al Promontorio di Tèras è circondata da una rigogliosa vegetazione perlopiù composta da palme e mandorli selvatici. Il mare è ricco, di pesci e coralli; anche se ci si immerge con grande cautela per non destare l’animosità dei mostri marini, custodi delle Sirene. Nelle sue acque sono inabissate navi di grandi dimensioni che è possibile scorgere ancora oggi.

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la Terra delle Sirene

Il Golfo della Sirena, terra di nessuno, era il luogo ideale per il Popolo delle Sirene che usciva da una guerra quasi estinto. Pochi esemplari riuscirono a prendere possesso del golfo protetti non solo dagli ostacoli naturali ma anche dai mostri marini e dalla magia naturale e divina della terra, del cielo e dell’aria. Tale magia, maggiormente concentrata nel Bosco Sacro con il suo spirito Kimba della Foresta, fu trasfigurata nella pietra del Mare, il “Lia Fail”, l’amuleto che per diritto di nascita porta il depositario della saggezza arcaica del Golfo, il Custode. Anni dopo cominciarono ad arrivare i primi umani, furono questi perseguitati nelle loro terre per la fede, i propri culti e per sfuggire alle persecuzioni si inoltrarono al di là della montagna di Erevos fino in riva al mare dove crearono una comunità di uomini semplici, poveri, credenti nei propri dei. Questi uomini, separati dal mondo, si abituarono a contare solo sulle proprie forze. Il Golfo della Sirena vanta una tradizione di ospitalità eccezionale in tutti i tempi, in questa terra della libertà non fu mai negato il diritto di asilo e l’aiuto ai perseguitati qualunque fossero le loro condizioni e le loro idee. Dopo l’adesione del Golfo nel regno della Valle dei Sogni, Tir Mermaid continua a vivere fedele alle antiche tradizioni e sempre più sensibile alle istanze di libertà.

Il villaggio è piccolo, ben tenuto ed ordinato. Le costruzioni di pietra sono poche e rappresentano le case dei più ricchi anche se non ci sono evidenti differenze sociali. Sono in uso nel paese le case di legno che costruite come palafitte si inoltrano per pochi metri sul mare.

Un piccolo porto serve a soddisfare le esigenze del paese e di tutta la regione sia come porto di passaggio delle pochi navi mercantili che attraccono che come punto di riferimento per tutti i pescatori

L’unica locanda del paese la “Cozza”, gestita da Odilia, offre un menù variabile giorno per giorno e molte stanze linde e profumate per chi volesse soggiornarvi.

La presenza dei soldati è discreta e ben amalgamata nella vita quotidiana del paese. Gli abitanti colgono ogni occasione per scendere in piazza ed organizzare delle feste, basta la presenza di un bardo per far si che si intoni una canzone

Odilia, la leggenda della locanda

Odilia la locandiera amata da tutti nella regione del Golfo della Sirena. Protetta da tutto il villaggio vive lontano dal suo centro dietro la locanda “La Cozza” unico punto di riferimento per i viandanti. “La Cozza” appartata in un angolo fuori da Tir Mermaid, accanto al mare sulla strada che dal paese porta al Palazzo del Patto e oltre fino alle grotte di Tèras, un luogo in cui le lucciole danzano liberamente nelle buie notti estive, dove gli alberi gemono sotto la sferza del vento e gli insetti ronzano cosi forte da tenere lontano tutto il resto del mondo e là che crebbe la dolce Odilia.

Sua madre era stata Teleri, figlia della druida Gladys, una bellezza selvaggia che nessun uomo era stato in grado di conquistare, nonostante molti ci avessero provato. Un giorno Teleri era semplicemente scomparsa. Si disse che un misterioso cavaliere dall’elmo dorato fosse uscito dalle remote caverne da oltre le colline boscose di “Lòfos” in groppa a un selvaggio cavallo di schiuma bianca con una criniera e una coda più nere dello Stige galoppando sulle onde del mare. Il cavaliere, quando aveva scorto Teleri, aveva arrestato di colpo la sua cavalcatura e questi si era impenato, scalciando in aria per protesta, gocce d’acqua, di mare. Ma il cavaliere si era chinato e le aveva porto la sua mano. Teleri aveva posato la propria in quella del cavaliere ed era scomparsa con lui in groppa al mostro verso le grotte, dalle quali era tornata solo molti mesi più tardi e con un figlio in grembo. Il giorno stesso che Odilia era venuta al mondo, sua madre Teleri era morta, portando con sé l’unico segreto a cui agognava Odilia. L’identità di suo padre.

“Ho giurato sul mio amore per lui che non avrei mai rivelato il suo nome” aveva detto mentre i suoi occhi si chiudevano molto lentamente e un lungo sospiro, l’ultimo, le aveva scosso il corpo. C’era stata diffidenza all’inizio verso quella creatura appena nata, diffidenza, timore…meraviglia. Meraviglia per quella bambina cosi fuori dal comune…e infine amore, amore per la ragazza che cresceva a vista d’occhio portando gioia col suo riso cristallino.

Col tempo Odilia è divenuta parte del folclore locale.

Occhi taglienti del colore della foresta.
Sorriso incantevole con labbra rosse e piene.
Pelle color rame.
Capelli di un colore strano, un marrone noce dorato, ricciuti e lunghi che le scendono sul petto e fin oltre.
Sguardo intenso, insistente.
Profumo di cose verdi e vive, di aria fresca e pulita e di foglie lussureggianti.
Una piccola donna capace di allungare una mano ed ammansire un mostro marino.
Un diverso genere di bellezza, qualcosa di primitivo e di incontrollabile un incomprensibile insieme di innocenza e di caparbietà.
Un modo strano e selvatico di fare.
Passi rapidi, come se camminasse trasportata dal vento.
Un fluente abito di seta verde con una leggera sopratunica di broccato di seta dai colori oro, verde e rosso scarlatto.
I suoi capelli sono raccolti in trecce con nastri di seta rosso oro che le ricadono oltre la vita.
Odilia ti servirà ai tavoli della “Cozza” in riva al mare, portale rispetto forestiero.

Personaggi di spicco

Lord Robbin Ian ut Kinloch conte di St Ives capitano dell’esercito di Sua Maestà Linnea Selede Isilva distaccato da anni nella regione del Golfo della Sirena. Ha nei suoi ordini 2 reggimenti di 30 soldati ognuno; i Tritoni con le piche e le Etaine a cavallo. Nonostante la sua giovane età occupa il suo posto di capitano reggente della regione con zelo e correttezza.

La Regina Myra, Sua Maestà del Popolo delle Sirene siede al trono da soli 200 anni. Insieme a Lord Robbin Ian Kinloch conte di St Ives si occupano dell’amministrazione, della giustizia e della prosperità del Golfo delle Sirene e di tutti i suoi abitanti; umani, sirene e qualsivoglia persona desideri soggiornare.

Cornelius Tamilos, il primo cittadino di Tir Mermaid è un uomo di spiccata gentilezza e diplomazia. Lui è informato su tutto quello che succede nel paese e molte volte ha messo la sua esperienza al servizio del capitano reggente Lord Robbin conte di St Ives.

Trian Teel è il fabbro del paese. La sua fucina è il primo negozio che uno incontra entrando nel paese di Tir Mermaid. E il più bravo mastro-fabbro della regione e per questo le sue armi sono richiesti da tutti.

Odilia, nipote della druida Gladys, la padrona della locanda raccoglie su di se non solo gli sguardi ammirati degli uomini ma anche molte chiacchiere sulla sua nascita.

Gli Anziani di Tir Mermaid, cinque dei più vecchi abitanti del paese che solitamente si trovano davanti alla locanda a giocare a scacchi, a bere birra e a sparlare di qualsiasi cosa succede nel paese.

A 3 giorni di cammino da Tir Mermaid attraverso le colline fatate di Lòfos si arriva al villaggio di Evergreen sulle rive del lago Rubino. Un villaggio antico, famoso, formato da un gruppetto do modeste casette di pietra e legno entro la frangia dei boschi. Un villaggio tranquillo, un’unica strada centrale che finisce davanti a un edificio, lungo, stretto, che serve da centro di riposo per i viaggiatori e i malati. Le case piccole e linde, nell’aria ristagna l’aroma intenso di erbe e medicinali. La comunità dei Guaritori Airmed, silenziosa, debita allo studio delle malattie e alla scoperta di nuove cure, gli uomini vestiti di bianco. Qui i pellegrini possono purificarsi nelle acque magiche del lago.

La comunità degli Airmed è una comunità di dotti, aperta, con unico requisitola capacità e la volontà di dedicare la propria vita a studiare le malattie e a curare il prossimo. Quindi nelle strade del piccolo villaggio si possono vedere gnomi che insieme a nani discutono su una cura piuttosto che un’altra mentre nelle loro cucine elfi , umani e qualche orco preparano pozioni , infusi e medicazioni. C’è assoluta parità tra i guaritori e ognuno è allievo e maestro allo stesso tempo. Loro sono i guaritori più dotati ed esperti di tutta la valle. Da Evergreen due volte l’anno, in autunno e in primavera, si recano nei villaggi più remoti prestando la loro opera là dove è necessaria. Non sono tenuti a farlo e non l’avrebbero fatto se erano meno coscienziosi ma guarire è la professione nella quale hanno dedicata la proprio esistenza , il loro scopo nella vita, e non prendono alla leggera tale impegno.

Nelle loro file e nei loro corsi di studio accolgono chiunque lo desideri senza nessuna distinzione di razza, sesso e religione. Nonostante l’assoluta libertà di credo nel centro del paese c’è una statua Signora della Luce. . Loro albero sacro è la Betulla, l’albero legato alla nascita, ai nuovi inizi, alla guarigione, all’ispirazione, all’arte e alla poesia. Allontana la negatività presente nel proprio animo ed è un potente armonizzatore degli sbalzi dell’umore provocati dalle emozioni discordanti. Evoca la gentilezza del cuore. Indica la purificazione fisica, emotiva e mentale come rituale per iniziare qualcosa di nuovo e accoglierne degnamente i risultati.

“Kilyàwaan” la grande porta nella montagna.
Da quando la scuola di guaritori fu aperta nella Contea di Syrenton, la Grande Madre ha concesso ai suoi figli Chiari, maestri della Nascita e della Vita, un passaggio magico, che collega i promontori Perendin, al confine con il Bosco di Giada, direttamente con la base della montagna di Erevos nella Contea di Syrenton.
Solo i più saggi e potenti druidi possono attraversare questo passaggio, e tra di essi c’è uno dei tre Perfecti, il rappresentante dei druidi a Evergreen, Banik. Dietro la sua saggia guida molti dei druidi appartenenti alla sfera di protezione della Vita, per l’appunto i Chiari, si sono dedicati allo studio di malattie più o meno gravi, e soprattutto allo studio di erbe medicinali.
Agl’Airmed, oltre alle loro conoscenze su pozioni ed erbe, i druidi offrono i loro poteri curativi, ciò che Madre Natura concede loro, essi lo donano alla scienza.

Famosa in tutta la Valle dei Sogni è la comunità di Guaritrici fedeli alla Signora della Luce ( Vedi Casa delle Vergini ) la cui guida è la figura dell’elfa Mairwyn Alqualoswen, prima Sacerdotessa di questo Ordine, Guida e maestra.

 

 

La fondazione della piccola comunità ad opera di Mairwyn Alqualoswen  sulle rive del lago Rubino su concessione di Sua Maestà, ha ricevuto fin dall’inizio una calorosa accoglienza e il centro in breve tempo è divenuto non solo un porto sicuro per chi avesse bisogno di cure e asilo, ma anche un punto di riferimento nella vita sociale della Contea. Sempre più famiglie nobili hanno infatti affidato alle pie sorelle ammantate di blu l’educazione delle loro figlie affinché esse potessero apprendere le nozioni necessarie ad una moglie ideale: la conoscenza dei mestieri e delle arti femminili (la gestione di una casa, la tessitura, il canto e la musica, rudimenti di guarigione) ma, soprattutto, l’obbedienza e la modestia.
Quello che in realtà è avvenuto, e avviene tutt’oggi, è una piccola rivoluzione silenziosa: accogliendo giovani donne di ogni razza, provenienza e ceto sociale, le Sacerdotesse anziane stanno formando una nuova generazione di donne che sfida le leggi patriarcali con la conoscenza e la consapevolezza del proprio potere innato, tramandando segreti antichi di madre in figlia. Le ragazze che fanno ritorno alla casa natale e destinate ad andare in sposa, acquisiscono assieme alle nozioni utili all’economia domestica e alla cura dei figli anche la forza e la magia per difendersi, se necessario, dalle prevaricazioni di un marito violento o di un padre autoritario.
Generalmente sono le più povere, o le orfane, a decidere di affiliarsi alla Casa. Alcune sono destinate a nutrire il piccolo manipolo di amazzoni guerriere; altre sono dedite alla conoscenza delle erbe medicinali e della guarigione: altre ancora vengono prescelte per esercitare le arti mistiche e la divinazione e accedono ai misteri, consacrando la loro vita alla venerazione della Signora della Luce. Tutte sono pari, tutte sono libere.

Personaggi e Leggende

“Il vecchio saggio stava seduto accanto al fuoco in silenzio. Attorno a lui canti e risate riempivano la gran sala del palazzo. Erano in corso i festeggiamenti per il compleanno del principe ereditario. Per la verità questa era la serata conclusiva di una lunga settimana e il vecchio consigliere si era sentito in dovere di partecipare. Era un uomo alquanto strano e tutti n’ avevano timore. Si dicevano molte cose su i suoi viaggi fino ai confini del regno, ma lui parlava di rado e raccontava assai poco delle sue avventure. Ciononostante il re lo teneva in gran considerazione e nessuno osasse non dire niente contro di lui. Si limitavano a starli lontano soggiogati. Nessuno fino adesso non aveva mai avuto il coraggio di avvicinarsi a lui a parte il principe. Il vecchio nutriva un debole per questo giovane impetuoso che li ricordava la sua gioventù e di solito li perdonava tutto. Cosi quella notte quanto la maggior parte degli invitati si erano coricati ed erano rimasti in pochi a raccontarsi storie il principe domandò:
“’E vero che ti sei spinto oltre le Montagne? Cosa c’è di là?” le risa morirono alle labbra dei pochi presenti rimasti.
Le montagne, il golfo oltre i monti era un luogo maledetto, un posto proibito dove nessuno pensava di recarsi di sua
spontanea volontà. Nessun’imbarcazione si spingeva oltre il mare per vedere cosa c’era.
Voci confuse parlavano di mostri che attaccavano le imbarcazioni e inghiottivano navi intere con il loro carico, tale era
la loro furia distruttiva. Questi assomigliavano ad enormi serpenti pieni di squami che nessun’arma poteva attaccare la loro corazza. Anzi se qualche nave provava a difendersi era immediatamente distrutto mentre un suono come un canto funebre risaliva dalla profondità dell’oceano. Di solito da questi imbarcazioni nessuno faceva ritorno per
raccontare cosa era successo. Molto raramente succedeva che qualche altra nave di passaggio riusciva a vedere la lotta impari in un turbinio di acqua e onde altissime senza poter interferire.
A loro non rimaneva che raccogliere i resti recuperati e portare la triste notizia. Non c’era scampo per i malcapitati in quelle acque sinistre. Cosi tutte le carte riportavano quel luogo come proibito, da evitare accuratamente anche se da lontano era cosi invitante. Infatti, molti marinai parlavano del dolce profumo che circondava la loro nave mentre passavano a largo di quella terra, parlavano di miraggi nell’acqua, di donne metà pesce e metà umane di una bellezza sconvolgente che si cullavano tra le onde giocando con i delfini, di cavalli alati dalle chiome scintillanti dalla luce argentea della luna che docilmente si riposavano in riva. Tutti quelli che ascoltavano si allontanavano scuotendo la testa increduli per l’esistenza di una tale bellezza in un posto maledetto come quello. Ma gli uomini insistevano in questi loro racconti pieni di meraviglie e chiamavano quel stretto di terra e mare “Il Golfo della Sirena” senza sapere cosa significa, senza sapere il perché. Un mormorio generale seguì la domanda del principe mentre il saggio si adagiava meglio nei cuscini e cominciava a raccontare:
“’E vero” disse pacatamente. La sua voce rimbombava nella gran sala silenziosa.
“’E una storia strana questa che vi sto a raccontare. Nelle memorie dei nostri avi non ci sono tracce… tanto è vecchia, ma vi assicuro che è del tutto vera, lo so perché io ci sono stato.” Un borbottio invase la sala silenziosa fino a quel momento, allora è tutto vero pensarono in molti senza però pronunciare una parola. Il vecchio aspettò per un po’ e quando l’attenzione di tutti fu di nuovo su di lui continuò.
“Tempo fa quando gli dei erano giovani crearono il mondo. Fu generato dai loro giochi di piccoli birbanti, tra risa e gioia immensa. Erano giovani i dei e pieno di luce il loro parco giochi, con amore coltivarono il loro sogni e li fecero avere radici robuste e profonde. A lungo giocarono da soli, isolati creando tutte le cose che avevano nel cuore, ma era un universo vuoto riempito solo dall’eco della loro voce. La curiosità li spinse a stare insieme, a fare progetti più grandi e cosi divisi in gruppi diedero inizio alla vita.
Il popolo del mare, fu creato allora nella schiuma del mare più azzurro dalla meravigliosa intuizione del loro spirito eterno. Metà uomini e metà pesci avevano come casa la profondità dell’oceano, respiravano l’acqua e li piaceva giocare con le onde. Loro erano amici delle altre razze e si aiutavano al sopravivere quotidiano. All’inizio, quando il mondo era giovane, si teneva un concilio ogni anno per decidere la sorte dei loro popoli in pace e prosperità come i Del avevano voluto. Loro, creature gioiose, offrirono ai grandi re della terra i tesori del mare come regali per sigillare il loro patto d’amicizia. Perle bianche, stelle marine, pietre dai colori strani mai visti prima e piante dalle forme delicate. Ma il Dio del Crepuscolo, anche se giovane era sempre in agguato, per distruggere la bellezza creata dai suoi pari. Gelosia suscitarono questi regali, gelosia per quel regno che non era loro e che doveva diventarlo. Gelosia per le cose belle che loro non potevano avere, gelosia e risentimento contro i loro dei. Cosi, spinti anche dai sacerdoti del Dio del Male, attaccarono. Fu una battaglia terribile. Si mossero in silenzio e attaccarono di sorpresa. Il popolo del mare fu colto alla sprovvista molti di loro perirono e quelli sopravvissuti se n’ andarono. Fu un massacro, donne, vecchi e bambini sono stati trafitti dalle spade scintillanti, e pochi tra loro riuscirono a mettersi in salvo. Loro non avevano bisogno delle navi per andare lontano, e cosi furtivamente abbandonarono la città perlacea e nuotarono il più lontano possibile. Da allora nessuno seppe dove trovarono rifugio, …….. nessuno fino adesso, Mio Re” finì il suo racconto. Si interrompe pensando che
tutti avessero capito ma vedendo l’espressione supplichevole al loro viso, riprese

“’E la baia, quel golfo che le nostre navi non possono avvicinarsi il loro rifugio. Il loro re anche se colpito a morte sopravisse quel poco per guidarli fino a questo posto ben nascosto di là delle montagne e morendo evocò gli antichi dei affinché dessero un’adeguata protezione al suo popolo tanto perseguitato. Loro li diedero il mostro, li diedero il mostro per proteggerli da noi. Il popolo del mare non ha perso le antiche abitudini, continuano a vivere in pace e in armonia con tutte le creature del vecchio mondo, che non ci sono più in nessun altro posto.Questo successe ere fa” dichiarò il giovane principe. “Adesso esistono ancora? E tu gli hai visti?” continuò con le sue domande. Il racconto del saggio per quando fiabesco l’aveva incuriosito e incantato.
“ ’E difficile vederli o vivere tra di loro ma io si ci sono riuscito anche se loro non si sono accorti della mia presenza.Devi capire mio giovane amico che la presenza d’altri esseri non è gradita ma io leggendo queste storie nei libri antichi ci volli andare lo stesso.
Eh si ero giovane allora pensavo che tutto è permesso ma ci stanno cose che è meglio lasciar correre.
“ Ma come hai fatto? E loro come sono? Mangiano gli uomini come narrano le leggende dei porti?”
chiese di nuovo il giovane che un giorno avrebbe governato il regno più bello del mondo.
“ Sono arrivato notte perché solo cosi puoi avvicinarti e mi sono nascosto in una caverna vicino alla spiaggia. Ho aspettato con ansia l’alba e meraviglia delle meraviglie quando vidi uscire dall’acqua la più bella creatura che non avessi mai posato gli occhi sopra.”Il vecchio si fermò come se risvegliato da qualcosa, ed effettivamente era cosi. Un silenzio quasi innaturale era caduto in sala, e tutti lo ascoltavano rapiti, scosse la testa come pentito di aver rivelato tante cose e smise di parlare.
“’E poi cosa è successo? Dai racconta vecchio brontolone!” lo incalzò il principe. M il saggio scosse di nuovo la testa
“ Non è successo niente mio signore, la donna svanì … forse era un miraggio” disse con voce tremolante e dopo queste ultime frasi non si poterono far dire altro. La notte si era inoltrata ben otre del solito quando tutti si coricarono. Solo il principe rimase sveglio a lungo a rigirarsi nel suo comodo letto e a pensare alla donna del mare che la sua bellezza era tale da far ammutolire il vecchio amico di suo padre. Immagini confuse di profondità enormi pieni di meraviglie riempirono il suo sonno agitato, e prima di svegliarsi la mattina aveva preso la sua decisione; sarebbe partito alla volta del golfo della sirena. A nulla valsero il diniego di suo padre e le suppliche di sua madre, il giovane impetuoso era deciso a scoprire cosa c’era di là delle montagne, e nessuno lo poté fermare, cosi un mattino appena dopo il sorgere del sole partì in groppa al suo destriero”. Disse la vecchia seduta in riva al mare ai bambini che le sedevano ai piedi.
“ Adesso è ora di tornare a casa, si sta facendo buio” continuò con lo sguardo rivolto sopra le loro spalle verso il mare aperto.
“ Ma che successe? Nonna… raccontaci ancora….Il principe incontrò la sirena?” la supplicarono le dolci voci dei bambini. Lei li guardò sorridendo;
“Questa è un’altra storia, domani ci aspetta un’altra giornata” e appoggiandosi al suo bastone di frassino si allontanò, lasciando dietro di lei il sole sparire oltre l’orizzonte

Le leggende sono nate qui. E c’è una buona ragione. Le montagne che svettavano sul territorio assumevano forme strane, come quella della gigantesca mano del demonio. Era qui che si sapeva che le fate seppellivano i loro tesori sotto le vecchie querce, quelle querce i cui rami si allungavano verso l’alto quasi volessero cercare di arrampicarsi fino al cielo.

A volte, quando il vento spirava impetuoso dalle colline, gli alberi dei boschi sembrava che stessero cantando e che le stelle cadessero dal cielo e che la vita delle persone potesse cambiare all’improvviso nello spazio di una sola notte senza che neanche lo sapessero. Il villaggio che sorgeva in quel luogo con un aspetto cosi innocente era circondato da ondulate colline e da boschi scuri e fitti che scendevano dolcemente fino al mare. Era sovrastato da un altopiano dove da innumerevoli secoli si ergeva una pietra con una scritta strana nella sua base.Se per caso, alzando la testa, ai supersiti abitanti del villaggio capitava di vedere una giovane donna che camminava verso quella enorme e misteriosa pietra subito si facevano il segno dello e invocavano i nomi di tutti i dei protettori perché si sussurrava che quello fosse il luogo in cui Kasandra la Nera praticava i suoi malvagi sortilegi. Lo sapevate che Kasandra poteva evocare poteri di guarigione cosi come altre streghe evocavano la luna? Si proprio cosi lei aveva sempre sostenuto che il potere era del grande libro portato da sua madre ma gli abitanti del villaggio sapevano che la verità era ben diversa. E cioè che lei era una strega malvagia. Alcuni degli abitanti avevano minacciato di lapidarla perché cercavano di uccidere tutto ciò che era diverso. Gli altri non minacciavano, ma lanciavano pietre. Kasandra viveva lontano dal centro del villaggio in un angolo remoto, insieme ai suoi genitori Bullvain il pazzo e Annest la straniera, un uomo del popolo rosso che sfidò il suo clan prendendo come moglie una donna venuta dal sud, temuta e odiata. Con gli anni l’ostilità degli abitanti crebbe. Non era raro vedere in riva al mare una ragazzina con una spada in mano esercitarsi sotto lo sguardo severo del padre. Bullvain veniva chiamato pazzo ma sapeva bene che la vita di sua figlia non sarebbe stata facile. Gli abitanti del villaggio sostenevano che lei li braccasse nelle notti senza luna per rubare le loro anime. Se il grano cresceva lentamente dicevano che Kasandra camminava lungo i loro campi. Perché lei, lo sapevano tutti, aveva i piedi fessi come il demonio in persona. Per loro era più facile inventarsi storie fantastiche e diffondere menzogne che cercare di capire una giovane ragazza dai colori diversi.

Alcuni dei bambini del villaggio spaventavano i più piccoli con storie terrificanti che raccontavano a letto nelle buie notti invernali: “ Se ti guarda durante la luna piena ti trasformerai in una statua di pietra. Se la sua ombra ti attraversa la strada ti trasformerai in un uccello selvatico destinato a inseguire per sempre il sole. Il suo bacio è cosi malvagio che basta essere sfiorati dalle sue labbra per venire trasformati in rospi. A volte i bambini inventavano rime crudeli che cantavano al limite della foresta mentre lanciavano pietra e bastoni: “Attento a Kasandra” cantavano! “Scappa, scappa, scappa! O sarà la tua fine!”.Kasandra, per loro, era la progenie del demonio!.Quando Kasandra compì 16 anni la sua vita cambiò in una notte. Le barche del clan erano usciti per una battuta di pesca, e nessuno ne fece ritorno. Invano aspettarono, lei e sua madre, il ritorno di Bullvain. Invano accesero grandi fuochi per illuminare la notte buia. Il mare aveva voluto il suo tributo di sangue e se lo era preso. Una notte, una notte per portare via l’apparente sicurezza e scatenare l’inferno.

Era da un po’ di tempo che Virgoth aveva notato i cambiamenti avvenuti nel corpo di Kasandra. Da bambina esile si era trasformata in una giovane donna sbocciando come i fiori del campo, selvaggia e misteriosa. E per la prima volta si trovò a pensare sempre più spesso a lei. La sua figura saltava fuori durante tutto il giorno e la notte popolava i suoi sogni. Lui ne aveva paura e ne era soggiogato. Voleva prenderla tra le sue braccia, stringerla, possederla e per questo si malediceva e malediceva lei, sicuro di essere colpito da qualche sorta di sortilegio. La vedeva passare nelle strade del villaggio con la testa alta e la odiava. Odiava quella sua bellezza esotica, lui che fino adesso aveva scelto le ragazze rosse e rotonde del paese, odiava la sua fierezza, odiava quei lunghi cappelli d’ebano e gli occhi neri come il fuoco che lei li scatenava nel suo passaggio. Passò notti intere meditando su come possederla, come farla sua….l’unico ostacolo rimasto era Annest. Non ci volle molto per convincere gli abitanti rimasti che quella sciagura era colpa di Kasandra e di Annest. In una notte ventosa furono svegliate nel cuore della notte e condotte in prigione. Solo allora Virgoth si fece avanti. Promise a Kasandra che le avrebbe salvato entrambi se solo lei………….lo sguardo di ghiaccio di lei fu l’unica risposta che prese. Ci fu un processo e quello stesso mattino un rogo portò via l’unica persona a lei cara, lei stessa fu ricondotta in prigione. La Grande Dea del Mare aveva altri piani per la sua figlia prediletta, Kasandra doveva vivere. In quella stessa notte scappò. Le sue guardie ubriachi di birra dopo i festeggiamenti per la morte della strega si misero a dormire e lei con audacia e coraggio prese la strada che portava oltre le montagne a sud, verso un luogo da chiamare casa.

FALCE ROSSA

Vissuto in tempi remoti, Mathias  nacque orfano nei bassifondi dell’antica città di Shadizar. Egli dovette ben presto imparare a sopravvivere nella strada, prima da mendicante  e dopo da ladro e imbroglione, passando la vita tra  furti, raggiri e la minaccia delle guardie cittadine. Si distinse presto per intelligenza e destrezza nei
suoi crimini, e questo gli diede fama nei bassifondi  della citt‡… e fu anche per vanit‡ che una notte si intrufolò nel palazzo di Honorius, temuto necromantedi Shadizar e suo vero reggente, per rubarne le  ricchezze. Da decenni nessuno aveva mai osato tanto,
tale era il terrore che il mago incuteva.
Mathias capÏ il perchÈ quando, la notte seguente al  furto, si ritrovÚ paralizzato da un sortilegio, di  fronte a Honorius in persona.
Ma il necromante si annoiava, e il coraggio e l’intelligenza del giovane lo divertirono e lo interessavano,  perchÈ per apprendere la magia nera entrambe le virt˘ occorrono in grande quantit‡…
Mathias divenne cosÏ il suo apprendista, e poichÈ la  strada aguzza l’ingegno, imparÚ a padroneggiare le difficili arti arcane.
Passato dal fango dei vicoli al lusso del potere, Mathias  non rinnegÚ la vita vivace del ladro che era, apprezzando sempre un buon vino e una bella donna, quando l’austero Honorius  gli dava un po’ di libert‡ dagli studi.
Egli divenne cosÏ un mago a pieno titolo, ma poco dopo il trionfo il suo mondo crollÚ sotto i colpi delle Vesti Bianche: quando ne scoprirono l’esistenza, esse attaccarono e distrussero Shadizar,  citt‡ splendida e corrotta, e Honorius, che tentÚ di resistere,  scomparve senza lasciare traccia, non prima di aver lasciato dei doni al suo primo e ultimo discepolo.
Non scorto dagli invasori, Mathias fuggÏ dalle rovine, recando i doni del maestro: una falce scarlatta istoriata di rune e una lettera di commiato, che gli parlÚ di stima, di affetto e di vendetta.
Di nuovo solo al mondo, Mathias si recÚ lontano dai resti della sua patria, e si mutÚ in lich, strappandosi gran parte dell’umanit‡ che aveva… le forze della Luce avevano il pieno dominio del mondo, e  lunga sarebbe stata l’attesa per la sua vendetta.
CosÏ morÏ Mathias e sorse Falce Rossa, il lich, e come lui prese il nome di quella sinistra reliquia, cosÏ essa prese da lui il nome di  Cuore Di Honorius, per consacrarla al ricordo del suo unico padre.

ARRIVO NELLA VALLE DEI SOGNI

Il mio arrivo nella Valle cominciÚ con una serie di incontri
molto interessanti, in una situazione che peraltro non aveva
proprio nulla a che vedere con quanto immaginavo della realt‡
di questo dominio, ovvero corti di dame e cavalieri e boschi
abitati da elfi e fate: giunsi infatti nei pressi del lugubre
Tempio di Lascaris, dove un gruppo di note personalit‡ della
Valle era intenta a recuperare il Talismano della Terra per svolgere
un rituale per me allora oscuro ma che in seguito avrei avuto modo
di conoscere sin troppo bene.
Fu dunque in quei corridoi colmi di tenebra e di male che iniziai
a muovere i primi passi nell’inserimento nella societ‡ della Valle,
che si rivelÚ ben presto condizionato dalle leggi in vigore al suo
interno. Se gli scontri nel Tempio non videro differenze tra vivi e
non morti quando si trattava di prevalere contro le difese che
si frapponevano tra noi e il nostro obiettivo, a Kromdar la situazione
si fece per me pi˘ difficile: i chierici del Re Divino scoprirono la
mia presenza in citt‡ e sfuggire loro si rivelÚ complicato e non
facile. In quel contesto portai a compimento l’impresa di cui la
spedizione nel tempio di Lascaris era stata una parte, liberando
una grande personalit‡ del Regno da una grave e insidiosa afflizione.
Per motivi di grave riservatezza, nessun nome sar‡ fatto da me riguardo
a chi partecipÚ al rituale ma basti sapere che esso fu basato sulla
magia nera. Ma a dispetto dei pericoli da me corsi in quel difficile
frangente, potei rallegrarmi dell’amicizia e della solidariet‡ che
molti ebbero verso di me e nessuno di quegli atti sar‡ da me mai
dimenticato quando il destino mi metter‡ alla prova.
Superato quell’evento presi dimora a Dygray, sia pure in segreto, e
da lÏ tristi circostanze mi portarono a viaggiare di nuovo al seguito di
Ailis, signora di quel dominio e mia vecchia conoscenza sin da prima
nel mio arrivo in queste terre, come lo È la stessa regina Linnea.
Ho viaggiato nuovamente in incognito per le regioni della Valle e,
contro ogni mia aspettativa, ho avuto l’occasione di creare dei
discepoli e compagni d’armi.
Accadde nell’isola-prigione di Lalboron, dove mi ero recato con i
miei compagni insieme a una ciurma di pirati per recuperare i Colori
dell’Iride, oggetto dai grandi poteri che avremmo dovuto consegnare
al Conclave perchÈ questi rendesse i poteri ad Ailis, unica a poterli
maneggiare e quindi ricattata vilmente.
Quando raggiungemmo i Colori, le illusioni indotte da essi confusero
i nostri sensi e portarono Grypen Myren, capitano dei pirati, e Acciaio,
silenzioso stregone al suo servizio, a tentare di rubarli: il solo
toccarli portÚ alla corrosione dei loro corpi e alla consunzione delle
loro anime. Davanti a questo destino spietato decisi di intervenire
nel pochissimo tempo che avevo, e non feci molto di pi˘ dell’evocare
il mana oscuro che alberga in me, frutto e fonte del mio potere e
della mia esistenza, per infonderlo in gran quantit‡ dentro di loro.
Fu un gesto del tutto improvvisato, poichÈ non avevo tempo per fare
altro, ma funzionÚ e due corpi scheletrici si levarono l‡ dove
giacevano due viventi devastati da un’agonia inumana.
E cosÏ ora siamo in tre a condividere la non morte in queste terre e
chiedere asilo e dimora a Syrenton, cosÏ da poter essere liberi e
uguali in questa terra cui il mio destino È legato da pi˘ tempo di
quanto non sappiano i pi˘…

 

Falce Rossa prende casa

Il mondo sta andando a rotoli sopra un carretto
e il viaggio può anche piacerti.
Gli Anziani di Tir Mermaid

Di nuovo Falce, Grypen ed Acciaio si erano incamminati per strade polverose e desolate, sfidando la cautela che sconsigliava i viaggi per l’impossibilità di celarne le sembianze. C’erano solo delle ampie e lunghe tuniche con cappuccio e maniche sin troppo larghe per nasconderne i corpi scheletrici all’attenzione di qualche viandante troppo curioso verso il trio silenzioso e dimesso che proseguiva imperterrito per la sua strada.

– “Manca molto alla nostra meta, Falce?” Grypen ruppe il concerto dei suoni notturni del bosco che stavano percorrendo insieme, accompagnati dalla sola luce delle stelle.

– “No… dovremmo esserci quasi. Se mantiene fede alla sua fama e non avrà paura di quel che siamo, nella Contea di Syrenton saremo accolti da uguali, con pari diritti e pari obblighi.”

– “In tre avremmo potuto combattere il nostro comune nemico, e prenderci la sua dimora con il diritto della forza…”

– “Nel migliore dei casi la vittoria non l’avremmo festeggiata tutti, Acciaio, e nella peggiore, beh… una roccaforte non merita mai la Seconda Morte, per quanto sia appetibile il bottino che ci sta dentro.”

– “Oro? E’ sempre un piacere alla vista, anche se con questa faccia non ci sarebbero molti mercanti con la voglia di commerciare con me. Donne? Bah, da quando sono ritornato non mi importa più niente di loro. Magari potresti farmi assorbire i cibi… mi basterebbero vino e rum, per cominciare”

– “Abbiamo tempo per tutto, anche per organizzare la vendetta che prima o poi ci prenderemo. Ma con calma, perché ora ci sono cose più importanti”. Prima tra tutte il trovare un luogo in cui stare sereni! pensò Falce stizzito mentre i rami degli alberi scorrevano incessanti attorno a loro. Il punto di partenza del loro cammino era da tempo alle loro spalle, insieme al suo nuovo nemico nella Valle dei Sogni e a molti ricordi, alcuni dei quali decisamente vecchi. Poi hanno taciuto, intenti nella loro marcia che non conosceva stanchezza e tranquillità, fino a quando il cielo non scolorì gradatamente sotto i colpi dell’alba e la zona boscosa in cui stavano fece intravedere un’erbosa pianura in lontananza. Unico a poterlo fare, dopo aver atteso un tempo conveniente Falce scese al piano a chiedere informazioni su dove fossero, lasciando i compagni nascosti tra gli alberi. I contadini del luogo non diffidarono di uno sconosciuto e li dissero che era nella terra del Molo dei Mercanti, a non molta distanza dalla meta. Attendessero pazienti che il sole se ne andasse, quasi fossero vampiri, e la notte ripresero la marcia verso Syrenton, incessante e silenziosa. E durante il loro riflettere e marciare, il sole cadde per ben due volte oltre l’orizzonte, e fu di nuovo giorno, e di nuovo chiese informazioni. Erano arrivati.

– “Nascondetevi qui, in questa raduna di alberi vicino alla riva del fime… saprò dove trovarvi in caso di successo o di fallimento, e avrò cura per le mie ossa! Vado a Tir Mermaid, a chiedere asilo al Conte, e così sapremo se qui troveremo quel che cerchiamo…”.

Mai attirare l’attenzione su di se.
Gli Anziani di Tir Mermaid

Il sole estivo stava tramontando a occidente, quando Lord Robbin Ian Kinloch conte di St. Ives attraversò la piazza del villaggio fino alla locanda e sbirciò la scacchiera.

– “Guardate com’è impolverata” disse “Hanno tutti paura di sfidare voi cinque, in questo paese?”

– “Non capisco perché”, il vecchio McCulloch sbarrò innocentemente gli occhi “Eppure non bariamo”.

– “No?” chiese Robbin “Ho sentito pareri differenti”

– “Non potete credere a tutto quello che sentite, milord” replicò Oleg il Mancino

– “Incutete timore, voi cinque” sedendosi su uno sgabello davanti alla scacchiera, Robbin si fregò le mani. “Dunque, chi batto per primo?”. I vecchi risero all’uniscono.

– Vi considerate molto fortunato, vero?” Hamish Gilmichael si alzò in piedi scricchiolando. “Sono io che vi smonterò”.

– “Il primo” aggiunse Oleg “Sei l’uomo che lo smonterà per primo”. Robbin attese che Hamish si sistemasse al di là della scacchiera.

– “Spero che proverete un po’ di pietà per un vecchio soldato con una mano sola” disse Hamish mentre Robbin spostava una pedina nera

– “Non ho tempo per la pietà, sono un’ uomo occupato”. Gli altri anziani risero di nuovo e avvicinarono le sedie per assistere alla partita. Robbin guardò intorno alla piazza. La vita a Tir Mermaid procedeva come sempre. Le donne venivano alla fontana per chiacchierare, i bambini giocavano in riva al mare, e i vecchi si dondolavano al sole….niente cambiava e lui trovava conforto nella continuità. Spostò una pedina sulla scacchiera. Tomas McCulloch sospirò e disse

– “A volte la vita profuma come una rosa, altre puzza come un cavolo bollito”.

– “Un uomo non ha il diritto di lamentarsi finchè ha tutti i denti in bocca e il buonsenso che la Grande Madre gli ha dato” aggiunse Hamish mentre faceva la sua contromossa. Henry Waldemar sorrise mostrando gli spazi vuoti tra i denti.

– “Il che ammonta a quel che abbiamo fra tutti”. I cinque uomini scoppiarono a ridere. Robbin battè sulla schiena di Gilbert Montague finchè non riprese a respirare e udì un fruscio di voci attraverso la piazza. Le teste si stavano girando e le voci aumentavano di tono. Non riusciva a vedere quel che stava succedendo e la vita l’aveva reso prudente anche in un posto come Syrenton. Alzandosi, guardò verso la strada che tutti stavano indicando. Vide, un uomo alto, muscoloso, coperto completamente dal mantello nero, con il cappuccio calato fin sotto al mento. Mentre il forestiero avanzava verso di loro, lui stava con le mani lungo i fianchi, il sole in faccia e aspettava.

Solo quelli che remano provocano onde.
Gli Anziani di Tir Mermaid

Falce Rossa entrò dunque a Tir Mermaid solo, tra gli sguardi stupiti dei ragazzini che passavano per le strette vie cittadine. Era un posto carino a vedersi, con case semplici ma ben fatte e un’atmosfera di serena quotidianità che attraversava le piazze e i cortili, prive di qualunque ostentazione di gloria, ricchezza o potere anche da parte degli abitanti che potevano avere accesso a queste tre realtà.

– “Signore, sapreste dirmi dove abita il Conte?” chiese il Lich a un pescatore di passaggio lungo la strada principale. Gli sguardi dei presenti si puntavano curiosi sopra di lui, cosa che non rallegrò il suo spirito. Questa città dev’ essere molto più tranquilla del Molo dei Mercanti, dove ci si trova di tutto e sbarca gente da ogni paese. Ancora un po’ e diventerò l’attrazione del giorno per troppa gente, e questo non è affatto bene

– “Ah, dovete andare sempre dritto, uscire dal paese e poi proseguire seguendo la strada, il Conte abita nel Palazzo del Patto negli alloggi militari….sono quasi due ore a piedi…ma lei c’è la farà prima che la stella della notte sia alta in cielo”

– “Ma che dici, Fergus, a quest’ora sarà alla “Cozza” con i suoi amici, come al solito… signore, vi conviene passare prima di là perché quasi certamente lo troverete: tornate sui vostri passi fino all’incrocio, poi proseguite sino alla prima via che avrete a destra. Lì troverete la locanda”. A interrompere Fergus era stata una ragazza robusta dalla lunga chioma nera e uno sguardo intenso e curioso, che gli descrisse con accuratezza l’aspetto del Conte

– “Ma lui mi ha chiesto dove abita…mica dove l’avrebbe trovato….” replicò borbottando Fergus

– “Molte grazie ad entrambi” Falce Rossa chinò il capo in segno di saluto e lasciandoli nella loro discussione animata si incamminò in fretta verso la locanda che gli era stata indicata. All’esterno di essa c’era un gruppo di sei persone, quasi tutte anziane, impegnate in chiacchiere e nel seguire una partita a scacchi; uno dei giocatori si volse verso di lui, in attesa del suo arrivo… poteva essere la persona che cercava.

– “Salute a voi, signori. Sono un forestiero e avrei bisogno di parlare privatamente con il Conte, dove posso trovarlo e quali procedure devo seguire per chiedere udienza?”.

Il bello è bello, ma il brutto ti colpisce.
Gli anziani di Tir Mermaid

– “Udienza?” Gli anziani risero fragorosamente,

– “Il giovanotto vuole sapere le procedure!!!!” ripeteva Gilbert Montague mentre continuava a ridere con tutto il cuore…. Robbin scosse sconsolato la testa, niente avrebbe potuto farli smettere. Con lo sguardo misurò lo straniero.

– “Sono Robbin Ian Kinloch conte di St. Ives, sovrintendente di Syrenton e consigliere militare”. La voce di lord St.Ives era gentile, profonda e dura, e lui appariva esattamente come si esprimeva; trasudava autorevolezza. I suoi occhi azzurri stavano esaminando il forestiero minuziosamente, come un uomo che protegge un tesoro. Indicò un tavolo a pochi passi verso l’interno della grande sala

– “Le sembra abbastanza privato? O preferisce accompagnarmi a casa?”

– “Milord portate cui quel uomo….noi siamo uomini discreti e possiamo dare udienza…a qualsiasi ora….” gridò Tomas McCulloch mentre li passavano accanto entrando nella locanda. Robbin fece una smorfia. Portarli lo straniero? Si i vecchi avrebbero voluto vederlo. Ma soprattutto volevano parlarli. Vecchi contadini, vecchi marinai, vecchi mercanti; parlavano degni eventi e dei tempi andati, senza sosta mentre la presenza del forestiero era un gran diversivo per la loro vita tranquilla. Mentre entravano Odilia uscì dalla locanda asciugandosi le mani nel grembiule.

– “Non fateli caso, milord. Siedono lì a chiacchierare tutto il giorno” disse rivolgendo a loro un allegro sorriso mentre le loro facce si soffusero di rossore. Robbin guardò la locandiera e le sorrise, la sua vista, anche a chi oramai ne era abituato, provocava sempre una sensazione di calore nel cuore e un gran bel sorriso nel viso. Era lei un angelo, con i suoi capelli di un castano dolce, dorato, raccolti in una crocchia e ciocche sfuggenti che le ondeggiavano attorno ai volto e sulla schiena, cogliendo gli ultimi sprazzi del sole che divamparono in un incendio.

– “Odilia portaci due boccali di birra per favore” era impossibile non essere gentili con lei…anzi era improbabile che chi non lo fosse stato sarebbe vissuto abbastanza per raccontarlo.

– “Allora signore, vi ascolto” disse rivolto allo straniero.

Non si trova della crema nel fosso.
Gli anziani di Tir Mermaid

Falce Rossa volse il suo sguardo verso la locandiera, colpito dalla sua bellezza per un istante, e le sorrise con cordialità. Vedremo presto quanto avrò ancora da sorridere in questa terra… pensò in cuor suo mentre Odilia, tale era il nome della donna, portava al loro tavolo i due boccali di birra che il Conte aveva ordinato. Gli occhi color del cielo del suo interlocutore lo fissavano, in attesa delle sue parole.

– “Signore, sono giunto in questa terra con due compagni per chiedervi asilo e rifugio. Non ho commesso reati in nessuna regione della Valle dei Sogni, salvo quello di essere ciò che sono” e prima che il suo interlocutore potesse replicare, il lich parlò con la consueta sincerità della propria situazione.

– “Il mio vero aspetto non è quello che voi vedete ora… io sono un non morto, un mago non morto, e per la mia stessa natura sono considerato un fuorilegge. I miei poteri mi consentono di assumere le sembianze di un vivente, come voi ora mi vedete, e amicizie tra persone influenti mi hanno aiutato a evitare chi mi dava la caccia, ma a dispetto dell’una e dell’altra cosa vorrei trovare una terra da poter considerare come una vera patria in cui stare e da difendere contro i nemici. Non ho bisogno di nessun nutrimento per vivere… quel che mangio o bevo – sorseggiò la birra come per sottolineare le sue parole – lo faccio solo per gusto personale, ma la mia natura non ha nulla a che vedere con quella dei vampiri. I miei due compagni sono simili a me, ma non hanno la mia facoltà di assumere sembianze più gradevoli alla vista dei vivi e quindi mi stanno aspettando nascosti e fuori da Tir Mermaid, ma prima che prendiate la vostra decisione voglio solo chiedervi di potermene andare indisturbato se non vorrete accoglierci: non intendo nuocere a nessuno degli abitanti di questa terra e non dovrete usare alcuna minaccia per farci andare via”.

Falce Rossa interruppe le sue parole, mentre i pensieri non gli davano tregua: era stato avventato? Sarebbe stato creduto dal Conte, cui aveva riverito una storia del tutto inverosimile senza delle prove a sostenerla? Parimenti, mostrare delle prove qui appariva del tutto enorme come azione, anche se i simpatici anziani fuori dalla portata avrebbero avuto di che appagare la propria curiosità per gli stranieri. E Grypen e Acciaio, stavano bene?Ma ora tutto dipendeva dalle parole del Conte Robbin.

Attenti a quel che desiderate, potreste ottenerlo.
Gli anziani di Tir Mermaid.

Robbin ascolto in silenzio le parole dello straniero. L’aveva sentito dal primo momento che quel uomo aveva qualcosa di insolito. Probabilmente era il modo che camminava si disse, come se portasse quel corpo in giro come un abito dimesso…..

– “Signore” disse dopo aver riflettuto attentamente.

– “Il mio compito in questa terra non è dare la caccia ai mostri, e dei cosiddetti mostri ce ne stanno parecchi in giro basta guardarsi intorno.” E con la mano indicò fuori dalla finestra dove una testa riccioluta faceva la sua comparsa accompagnata dal suono di una coda che sbatteva sull’ acqua.

– “Tir Mermaid è pieno di persone fuori dal normale, è stato fondato da esse e proprio per questo motivo tutti sono sempre i benvenuti. Lei non avrà problemi con gli abitanti del luogo, per quanto possa essere strano l’aspetto suo e quello dei suoi amici non verrete mai denigrati e discriminati solo per esso”. Lo sguardo di Robbin trovò la figura alta di Odilia e ne rimase per un lungo minuto incatenato. Anche Falce Rossa seguì quel sguardo e li parve di vedere la sua figura tremolare come se non fosse fata completamente di carne, come se l’acqua e l’aria avessero invaso quel corpo.

– “Vedo che comincia a capire” disse Robbin sorridendo appena

– “Piuttosto lei è sicuro di aver scelto il posto giusto per chiamare casa? È sicuro di voler legarsi a questa terra?” In quel momento un uomo di mezz’età fece il suo ingresso nella locanda.

-“Ah….ecco il nostro sindaco, a lui dovete chiedere dell’abitazione….da questa parte” lo chiamò ad alta voce “questo signore cerca casa nel nostro paese” disse indicando la sedia vuota accanto a loro. L’uomo porse la mano presentandosi

– “Cornelius Tamilos al vostro servizio messere, ma prego chiamatemi Tamilos tutti lo fanno”. Primo che lo forestiero dicesse qualcosa Robbin parlò di nuovo

– “Il signore è un lich sindaco, e ha altri due compagni come lui anche se più brutti da quello che mi dice….” Tamilos rise di cuore…..

– “Senza offesa signore, ma più brutti…ne siete sicuro?”

Nessuna discriminazione per l’aspetto… faticavo veramente a credere a queste parole. Ero stato in molti luoghi, a volte come viandante nascosto, altre come signore e sovrano dei morti e dei vivi, ma mai ero stato considerato un individuo normale. Come un uomo vivo, né di più né di meno. Rimasi interdetto per un lungo istante, con i muscoli del viso rilassati per l’emozione e la sorpresa.

– “Ebbene…” inizialmente le parole vennero incerte, soffocate dal flusso dei miei pensieri

– “sono lieto di legarmi a questa terra e di chiamarla casa, poiché nessun luogo governato dai vivi mi ha mai accolto con questa fiducia senza condannarmi per quello che sono. E il vero aspetto mio e dei miei compagni, Tamilos, è quello di uno scheletro, ma loro non hanno la facoltà di vestirsi di carne… da vedere siamo decisamente meno belli degli uomini vivi e delle sirene che vivono qui, nonché di voi, Odilia” sorrisi alla donna, colpito dalla sua bellezza e dalla sua natura soprannaturale così diversa dalla mia e allo stesso tempo attraente e affascinante. Guardai Robbin

– “Molte grazie da parte nostra, Conte di Syrenton. Io e i miei compagni non dimenticheremo questo giorno, né nelle ore liete né in quelle del bisogno.” E rivolgendomi a Tamilos

– “Come si ottiene una casa a Tir Mermaid?”. Ma prima di uscire dalla locanda per ricevere la casa e andare poi a recuperare Grypen e Acciaio, fu a Odilia che lanciai un ultimo sguardo e un sorriso. La Cozza mi avrebbe rivisto molto presto.

Chi giace con i cani si alzerà con le pulci.
Gli anziani di Tir Mermaid

Le voci corrono più veloci dal vento, era questa una lezione che Falce Rossa non avrebbe dimenticato facilmente. Appena uscì dalla locanda in fianco al sindaco un coro di voci lo sommerse.

– “Allora Falce…mi permettete di chiamarla cosi?” li chiese il più anziano del gruppo e senza aspettare risposta McCulloch continuò

– “State per diventare un nostro concittadino, in carne e ossa…..”

– “Più in ossa che in carne…anzi per niente in carne devo dire” ridacchiò Gilbert Montague. Odilia mosse la testa riprendendoli ma gli anziani continuarono a riderci su.

– “E mi dite che ci stanno anche altre due come voi…..stupefacente….”

– “Spero che non cantate giovanotto” aggiunse Oleg il Mancino,

– “…già la Kyriel…la nostra barda sapere…. mi sta facendo ammattire…. dalla mattina alla sera si esercita a suo dire…..” e continuò abbassando la voce in tono confidenziale

– “secondo me ha deciso di uccidermi….sa ho la casa più bella della sua!”. Mentre Robbin riprendeva il suo posto nel tavolo per continuare la partita interrotta Tamilos guidò Falce verso una stradina secondaria che si allontanava dalla spiaggia.

– “Siete sicuro di aver fatto la scelta giusta…non è che cambiate idea adesso che avete saputo chi sono i vostri vicini?” chiese per poi continuare con lo sguardo serio.

– “A Tir Mermaid vige solo una regola, vivi e lascia vivere..i nostri avi hanno voluto che fosse cosi e noi continuiamo questa tradizione…nessuno si mischia agli affari degli altri ma siamo pronti a dare una mano ove c’è bisogno…una raccomandazione…per i primi tempi non vi avventate fuori dal paese o almeno chiedete prima di andare da qualche parte…Syrenton non è una regione come le altre….lo capirete ben presto…dalle nostre parti le leggende non si limitano a vivere nella fantasia…sono piuttosto reali…..” e guardò Falce per vedere se avesse capito

– “e per l’amor della Grande Dea state lontano da Bosco Sacro di Kimba…il Bosco alle porte di Tir Mermaid….nessuno ci può entrare….ah si e anche dalle Grotte di Tèras…ma vi spiegherò tutto….tempo c’è ne a sufficienza”. Si interrompe di nuovo fermandosi davanti a una grande casa di pietra….

“ Spero che sia di suo gradimento……è un po’ lontana dal mare….ma si sa…. l’umidità non fa bene alle ossa…”.

E con un scintillio di puro divertimento aprì la porta e si fece da parte permettendo a Falce di entrare nella sua nuova casa.